Dopo la caduta dell’albero di Piazzale Roma avvenuta il 2 giugno scorso, i cittadini del centro storico veneziano sono in allarme perché percepiscono un aumento del numero di alberi abbattuti o in programma di abbattimento. Sono state numerose le proteste per il taglio di alberi a San Giacomo dell’Orio, a Sant’Elena, ai Giardini della Biennale e al Lido di Venezia e ancora più forte è l’opposizione dei cittadini di Sant’Agnese di fronte alla valutazione dei tecnici del Comune di abbattimento di due platani del campo: «Sono alberi che hanno circa 80 anni, sono alti 25 metri e hanno una circonferenza di circa 300 centimetri – osserva Marco Rosa Salva, portavoce del comitato Campo Sant’Agnese- qualora fossero sostituiti, le nuove piante avrebbero più o meno un quindicesimo del diametro e non porterebbero gli stessi benefici di un albero di queste dimensioni».

Rosa Salva ricorda, inoltre, che alberi come quelli di Sant’Agnese e San Giacomo hanno un particolare valore simbolico e affettivo per i molti cittadini che ancora vivono in quei campi o negli immediati dintorni: «Una signora di 87 anni della zona di San Giacomo mi ha raccontato di aver visto piantare gli alberi del campo. Questi alberi hanno visto susseguirsi generazioni e bisognerebbe valutare attentamente la loro salute prima di abbatterli. Per questa ragione il nostro comitato di Sant’Agnese ha chiesto al Comune di fornirci il permesso per procedere a una contro-perizia a nostre spese da parte di un altro tecnico. Vogliamo evitare che accada come nel 2019, quando un altro dei platani del campo ha rischiato l’abbattimento per un “errore di valutazione”».
Ulteriori criticità della questione, secondo il portavoce, sono anche il poco preavviso con cui i cittadini sono stati informati del programma di abbattimento di tali alberi e la cura non sempre sufficiente del verde pubblico: «L’abbattimento dovrebbe essere una soluzione estrema e invece spesso si rende necessario perché molti alberi anziani o malati non ricevono in tempo cure adeguate. Per esempio, abbiamo segnalato il cattivo stato di salute di un albero del campo dei SS. Giovanni e Paolo e al momento non sono stati svolti interventi in merito. Se non sarà curato, in futuro sarà aggiunto al programma di abbattimento».
De Martin: «Strumentalizzazioni». Di fronte alle proteste dei cittadini, l’assessore Massimiliano De Martin, con delega a Urbanistica, Edilizia Privata e Ambiente, rassicura che i tecnici del Comune hanno svolto le opportune valutazioni prima di decidere l’abbattimento e che il numero di piante abbattute o in programma di abbattere non è aumentato dopo il crollo dell’albero di Piazzale Roma: «Quest’anno è stato programmato l’abbattimento di 473 alberi in tutto il territorio comunale, di cui solo 90 ancora da abbattere- osserva l’assessore- e non è credibile l’accusa di aver tagliato centinaia di alberi in un mese. Il numero di alberi abbattuti all’anno non è programmabile perché è frutto di un continuo monitoraggio da parte di tecnici valutatori e in ogni caso la media annuale di abbattimenti durante questa amministrazione non si discosta dalla media delle amministrazioni precedenti, anche con “colori” politici diversi».
De Martin ricorda, inoltre, che il bilancio arboreo del Comune, presentato alla commissione consiliare del 26 giugno alla presenza dei rappresentanti dei cittadini, mostra un aumento di circa 40.000 alberi e arbusti (al netto degli abbattimenti) dal 2014 a oggi e che per tale merito il Comune di Venezia nel 2023 ha ottenuto da Legambiente il secondo posto in Italia per la quantità di alberi messi a dimora ed ettari di superficie a bosco. L’aumento di unità comporta anche la sostituzione delle piante abbattute con nuove unità: «Gli alberi devono essere sempre reimpiantati- dichiara l’assessore- come è stato fatto in passato, per esempio, dopo l’abbattimento di alcune piante in Via Garibaldi o nei campi di San Giacomo o Santi Apostoli».
L’assessore chiede dunque ai cittadini di aver fiducia nei tecnici dell’amministrazione e di evitare contestazioni a sfondo politico: «Ho l’impressione che molte proteste sulla politica del verde siano fatte per principio, senza nessun dato o fondamento. Nessuno si diverte a tagliare alberi a caso e non mi sembra corretto usare gli alberi come strumento per uno scontro politico».
Camilla Pustetto
