Il varo della caorlina “Mirto”, un autentico momento di venezianità, nel segno della tradizione. L’evento, durante il quale la barca è stata benedetta, si è svolto sabato scorso nella sede della Reale Società Canottieri Bucintoro, la più antica realtà remiera della città, alla presenza di tanti ospiti e amici, in un clima di festa.
Presenti anche l’assessore Michele Zuin, il consigliere Giovanni Giusto e il presidente della Municipalità di Venezia, Murano e Burano, Marco Borghi. Il nome “Mirto” è stato scelto in omaggio a Laggia Remo, storico referente della Bucintoro; colui che ne ha tramesso il sapere e lo spirito, da tutti conosciuto proprio con questo soprannome. «Era il custode di questi luoghi – racconta il presidente della Società, Francesco Guerra – ma anche della nostra tradizione. Questa è la terza barca costruita nel nostro cantiere». Se ne sono occupati Matteo Tamassia, maestro d’ascia, Saverio Pastor, “decano” dei remèri, Marco Tenderini, fabbro, e Sebastiano Faggian. «Ci è voluto un anno per realizzare questa barca, per un impegno economico piuttosto importante, pari a circa 35mila euro. Dai nostri ospiti, sabato, è emerso soprattutto un aspetto: la Bucintoro rappresenta un presidio rispetto ad una venezianità fatta di tradizione operativa. Sia per offrire al turista un’esperienza reale, sia per trasferire alle generazioni future un modo di vivere, che è quello sull’acqua». Poco meno di 300 i soci attuali (anche un folto gruppo di trentenni).
«Questa caorlina è leggera. L’abbiamo scelta perché ci siamo resi conto che i meno esperti tendono ad utilizzare poco le barche piccole, poiché nel canale della Giudecca non si sentono sicuri. Avendo una sponda alta, la caorlina è adatta anche in condizioni di moto ondoso. Per il futuro? Penseremo alla prossima imbarcazione da costruire – conclude Guerra -. Valuteremo se realizzarne un’altra di utile ai soci o proporne una che non si fabbrica più, basandoci su disegni ed esempi». Ma prima l’attenzione è rivolta all’organizzazione del Redentore. «Anche quest’anno avremo una zona, attorno alla nostra sede, dedicata alle barche tradizionali».
Marta Gasparon
