Il primo ospite arriverà in gennaio. Sarà un ragazzino che, attraversando un momento difficile dal punto di vista della salute, verrà aiutato e sostenuto nel suo percorso verso la guarigione facendogli conoscere l’anima di Venezia.
Sarà cioè ospite in città per uno o più giorni e potrà conoscerne i luoghi accompagnato non solo dai genitori ma da veneziani veri, vedendo dal vivo – e in maniera amichevole, senza alcuna finalità commerciale – chi fa il vetro, chi vende il pesce, chi restaura opere d’arte o pavimenti alla veneziana…. Oppure avrà occasione di passare qualche ora con un campione dello sport, attuale o degli anni passati. Un’esperienza che verrà replicata con nuovi ospiti, una volta al mese.
«È un modo molto veneziano per dare una mano, secondo una venezianità che rischia di venire meno ma che è bene invece venga riproposta e promossa»: lo dice Stefano Gorghetto Pavan, presidente dell’associazione “Anima: si vis amari ama”.
Tradotto dal latino: “Se vuoi essere amato ama per primo”, a sottolineare la reciprocità dell’amore e l’opportunità di offrire per primi agli altri un segno e un gesto di attenzione, senza attendersi ritorno (che comunque arriverà).
L’associazione è stata costituita nel maggio scorso: «Vogliamo rimarcare – spiega Gorghetto Pavan, noto a Venezia per aver giocato nella Reyer degli anni ‘70, di cui è stato capitano, e anche nella Nazionale italiana di basket – che non siamo una comunità cittadina che si è ridotta a vendere stanze ai turisti. Siamo prima di tutto una città che accoglie, così come conferma la nostra tradizione secolare. Venezia è diventata grande perché nei secoli ha saputo dotarsi di istituzioni che di volta in volta hanno assistito i poveri, offerto una dote alle giovani meno abbienti, creato occasioni di solidarietà… Si tratta di riprendere quei valori e declinarli nell’oggi».
Attorno a questa idea si sono raccolte le disponibilità di altri veneziani, divenuti soci fondatori dell’associazione: Vito Toso, Giorgio Vescovo, Ferdinando Cendon, Stefano Freguja, Maurizio Pavanello e Vittorio Selle.
E ai fondatori si sono aggiunti numerosi soci sostenitori: «Con un’idea», rileva Gorghetto Pavan, che dopo il basket si è dedicato professionalmente a psicologia, psicanalisi e insegnamento: «Quella che siano rappresentati tutti gli strati sociali e culturali di Venezia. Il che significa anche persone semplici ma genuine e portatrici di quei valori che hanno fatto grande la venezianità e che adesso vogliamo riproporre. Perché noi crediamo che la vera ricchezza non si misuri solo in termini economici. Esiste una ricchezza di valori, di relazioni, di umanità che vogliamo riscoprire e celebrare. Il che vuol dire essere e relazionarsi ponendo al centro l’individuo, la sua integrità e la sua capacità di contribuire al bene comune. Come diceva Aristotele, “un corpo senza anima è un cadavere”. Per noi Venezia è un’anima pulsante fatta di valori che uniscono, accolgono e ispirano. Ed è questa anima che vogliamo far rivivere attraverso le nostre azioni».
Giorgio Malavasi
