Un trittico di “video-affreschi” con cui l’artista polacco di fama internazionale, Lech Majewski, presenta la sua interpretazione de “Il Giudizio Universale” dipinto da Hans Memling tra il 1467 e il 1471. L’installazione multimediale, inaugurata ieri mattina, martedì 5 maggio, nella chiesa di San Gallo, a pochi passi da Bacino Orseolo, dov’è stata allestita in concomitanza con la 61. Biennale d’Arte, è un’esperienza immersiva in cui pittura classica e tecnologia digitale si fondono.
Già esposto al Museo Nazionale a Danzica, “Ultimum iudicium” riprende la composizione del dipinto originale, con il Giudizio posto sull’altare centrale, mentre il Paradiso e l’Inferno in quelli laterali, tutti e tre rappresentati su altrettanti grandi monitor. Il tutto impreziosito da animazioni ed effetti sonori studiati ad hoc.

A ingresso libero, il progetto espositivo sarà visitabile fino al 30 settembre, dalle 10 alle 18 (chiusura prevista il lunedì). Come sottolineato da don Gianmatteo Caputo, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali, «il fatto che Majewski abbia potuto realizzare quest’opera è strettamente legato all’occasione del restauro dell’originale, effettuato nel periodo in cui è scoppiato il Covid. Approfondire e leggere il trittico in profondità, anche attraverso la ripresa e altre elaborazioni, è stato possibile proprio grazie a un momento di sosta legato all’intervento messo in campo». Invitato dal Museo Nazionale a studiare l’opera attraverso l’obiettivo della sua macchina da presa, Majewski è riuscito a dare movimento alla narrazione dell’immagine, grazie ad un particolare software.
Non più destinata all’uso liturgico, la chiesa di San Gallo, della Diocesi, è dedicata all’ambito culturale. «Agli eventi qui ospitati – spiega don Caputo – chiediamo di cogliere il valore del luogo, affinché vi entrino in relazione».
(un articolo più ampio uscirà in Gente Veneta di carta, in distribuzione da giovedì 7 maggio)
