Non era mai successo che Casa Famiglia San Pio X, alla Giudecca, avesse 17 bambini ospiti nello stesso momento. «Se poi ci aggiungiamo i 6 del progetto “Abitare” (riservato ad un accompagnamento graduale delle madri e dei loro figli nel consolidamento della loro autonomia, ndr), che comunque gravitano all’interno della struttura, parliamo di 23 bimbi. Il numero più alto che sia stato registrato negli ultimi anni». Dati snocciolati da Roberto Scarpa, presidente dell’Istituto Casa Famiglia San Pio X, che spiega come il motivo sia strettamente connesso al fatto di avere come ospiti sempre più mamme con più di un figlio. «Tra le richieste di accoglienza – continua – sono ormai la minoranza quelle che ne hanno uno soltanto». Ci sono degli aspetti ricorrenti, oggi, che non possono non allarmare. «Stiamo constatando che sono sempre di più le donne che arrivano qui “a pezzi”, perché aspettano l’ultimo momento, per problemi economici, per essere inserite in strutture protette come le nostre. I loro bambini sono altrettanto segnati dalla situazione e per la maggior parte sono seguiti dalla neuropsichiatria infantile. Un problema grave, in quanto quasi tutti necessitano di un sostegno a scuola, che tuttavia non è così immediato: passano mesi prima di ottenerlo, col risultato che i bimbi rimangono indietro, rispetto ai compagni, e si sentono “diversi”».
Oltre ai 17 bambini ospiti della struttura veneziana, con 8 mamme attualmente lì presenti, si contano 3 nell’ambito del progetto “Abitare”, con 7 piccoli, e 6 mamme – con 7 figli – nella Casa Taliercio di Mestre. Molte le donne straniere ma da anni nel nostro Paese, alle quali si affianca anche qualche italiana. Tra le nazionalità ora prevalenti, quella africana, sud americana, albanese, marocchina, bengalese e dell’Europa dell’est.
Il City Camp in inglese. In questo contesto si è inserita la recente iniziativa proposta dal Lions Club Venezia Host, nella figura del presidente Rocco Fiano e nell’ambito del Centro Oltre le Nuvole della Giudecca, aperto ai bambini della città: il “City camp for kids”, svoltosi tra l’1 e il 5 settembre. «Fiano – racconta Scarpa – era in contatto con alcuni docenti inglesi che ogni anno vengono in Italia per organizzare queste attività. Le mettono a disposizione in diverse città e lo hanno fatto anche con noi: una bella iniziativa, che ha visto la partecipazione di un gruppo di bambini tra i 6 e i 10 anni». La particolarità di questo centro estivo è stato l’utilizzo della lingua inglese in ogni momento della giornata, dalle 9 alle 16.30, con il pranzo preparato per tutti da una mamma ospite della struttura protetta. Dall’arte al teatro, dal gioco al ballo, il tutto in dialogo con le docenti che provenivano da Norwich, aiutate dal personale di Casa Famiglia. «Un’esperienza da ripetere, inserita all’interno di un’attività più ampia, che ci ha visti impegnati tutta l’estate con i nostri Centri estivi, aperti sia ai bimbi nostri ospiti che a quelli esterni, di cui 10 in età “da nido”. Una quindicina, invece, i partecipanti più grandi, in tal caso – conclude Scarpa – suddivisi fra bambini di Casa Famiglia e non».
Marta Gasparon
(nella foto Roberto Scarpa, secondo da destra, Rocco Fiano e le insegnanti del City camp for kids)
