«L’unico giardino nel mondo totalmente costruito su un libro», per citare la definizione di un giornalista della Bbc, è il Giardino mistico dei padri Carmelitani Scalzi di Venezia.
Il giardino, situato sin dal 1650 dietro la chiesa e il convento, poi dimezzato con la costruzione della stazione ferroviaria Santa Lucia nel 1860, è infatti stato rinnovato dal 2015 a partire dal libro di santa Teresa d’Avila “Il Castello interiore”: a partire dal fondo, dalla porta d’acqua, che con una felice e recente intuizione si può far coincidere con la porta del Castello, nel Giardino si ripercorrono le sette dimore attraverso il bosco, l’uliveto, il frutteto, il vigneto, il melograno al centro, che rimanda nella sua simbologia più specificamente a San Giovanni della Croce, l’orto e i gelsi, le erbe medicinali e il prato che si trova nella zona prospiciente il pozzo e l’ingresso.
A dieci anni dalla nuova progettazione e sistemazione del giardino, il priore padre Ermanno Barucco, ha voluto darne una lettura più puntuale in ordine all’esperienza mistica tracciata sulle orme del libro di Teresa attraverso un prezioso libello che conduce proprio alla sua scoperta: “Il Giardino Mistico a Venezia. Il ‘giardino mistico’ dei Carmelitani Scalzi di Venezia: un itinerario spirituale con ‘Il castello interiore’ di santa Teresa d’Avila”, edizioni Ocd, che ha lo scopo «di mettere in evidenza la simbologia legata ad esso», concentrandosi dunque sull’itinerario ispirato dal Castello interiore di santaTeresa. «Diverso è invece il libro scritto alcuni anni fa dall’architetto Giorgio Forti in cui viene spiegata la simbologia di tutte le piante del giardino, la sua storia e le sue particolarità nel contesto dei giardini veneziani e conventuali» dice il priore. «Prima la simbologia relativa al Castello interiore era molto più generica, ora è stata messa maggiormente in evidenza, area dopo area, rispetto a quello che è il giardino».Anche nell’aspetto e nella cura si è cercato di semplificarlo dal punto di vista dell’abbondanza di piante. «Un giardino è vivo, non è di plastica, si trasforma e in dieci anni sono cambiate alcune piante: alcune non ci sono più, altre sono state aggiunte». In particolare l’anno scorso, poiché l’orto non è produttivo tutti i mesi, sono stati piantati in fianco ad esso due gelsi che richiamano in modo più diretto la simbologia teresiana del baco da seta che si nutre delle foglie di gelso e diventa farfalla.
La melissa del Settecento. Percorrendo il giardino nelle sue varie sezioni non si può non notare la melissa dracocefalum moldavica, con la quale fin dal 1710 i padri Carmelitani producono (anticamente proprio a Venezia, ora a Verona) la famosa Acqua di Melissa, rimedio terapeutico calmante e rilassante le cui proprietà sono da sempre note (ne troviamo riferimenti settecenteschi nelle commedie di Carlo Goldoni o nei quadri di Pietro Longhi) e che sono recentemente state nuovamente apprezzate. Si incontrano poi i filari di viti che, dalla mescolanza delle loro uve, fanno produrre due vini che, come l’Acqua di Melissa, si trovano in vendita nel negozio-erboristeria all’entrata del giardino. E tra i diversi vitigni colpisce quello portato dalla Terra Santa, dal Monte Carmelo, appena dopo la Seconda guerra mondiale, da padre Graziano Pesenti e ancor oggi fecondo, chiamato Terra promessa. Ma a colpire per vitalità è tra gli arbusti senz’altro un albero di prugne, prostrato al suolo, forse abbattuto da un fulmine, ma ancora produttivo di foglie, fiori ed ottimi frutti, a simboleggiare che nello scorrere del tempo alcune piante muoiono, alcune nuove vengono messe a dimora, alcune permangono vive pur in condizioni ed aspetti mutati. «Un giardino è sempre nuovo perché la creatività di Dio nella natura è plasmata dalla creatività dell’uomo nella cultura e coltivazione. Ne risulta una sola opera d’arte», ci dice padre Ermanno che nel libro scrive: «Ogni anno ci sono 100 giardini in un solo giardino: ogni 2 o 3 giorni qualcosa cambia aspetto perché parte della vegetazione sboccia, altra fiorisce, altra appassisce e sparisce, alternando continuamente diversi ‘quadri’ con colori e luci sempre nuovi… tutti diversi, tutti belli, originali e splendenti. Chi abita qui li vede tutti e 100».
La cura dei frati. La peculiarità, che costituisce il precipuo valore di questo giardino, consiste poi nel fatto che la sua gestione è completamente appannaggio dei frati (con il lavoro di un giardiniere e la collaborazione del Consorzio Vini Venezia per il vigneto), così come alla loro comunità religiosa e alla loro spiritualità è legata la comunicazione del messaggio carmelitano.
Le visite guidate da volontari sono possibili, da aprile a ottobre, su prenotazione scrivendo a info@giardinomistico.it oppure, senza prenotazione il sabato mattina. Le oblazioni dei visitatori contribuiscono alla cura della bellezza del giardino che nell’ultimo anno è stato visitato da circa 2600 persone, che ne hanno avuto conoscenza tramite il passaparola o alcuni mezzi di comunicazione: sono stati diversi i giornalisti provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, che negli ultimi anni vi si sono recati e ne hanno scritto o hanno realizzato dei servizi televisivi, come alcuni della Rai o quello citato della Bbc, cui ha fatto seguito anche un resoconto nel libro “Venice gardens” della stessa emittente britannica.
Carlotta Venuda

