Il Patriarcato di Venezia sta eseguendo un importante intervento di manutenzione straordinaria dell’edificio, chiamato Casa Mons. Attilio Vianello, ampliando l’accoglienza all’intera struttura a detenuti fine-pena e a detenuti in permesso premio utilizzando anche gli spazi del piano terra, usati fino al 2023-2024 come “patronato” da realtà laicali.
Sarà uno di quei segni di speranza già annunciati per questo anno giubilare: come già accaduto per la Casa San Giuseppe alle Muneghette a Venezia, divenuta luogo di accoglienza e di cura delle marginalità, che ha consentito alla Caritas di ripensare altri spazi, ora a Campalto si sta procedendo anche con questo restauro che si pone così accanto a Casa “San Giovanni XXIII”.
Casa “mons. Vianello” (nella foto di apertura in un’immagine storica presa dall’aereo: l’edificio è cerchiato in rosso) sarà dedicata interamente per attività in favore dei detenuti della Casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore. Si prevede di concludere i lavori questo autunno per procedere all’inaugurazione entro l’anno giubilare.
Questa progettualità organica comprende anche un intervento alla Tana per sovvenire alle esigenze di alcune povertà: mantenere il servizio delle docce e del vestiario curato da volontari del Centro Storico e un piccolo dormitorio maschile, cui aggiungere quattro mini alloggi per sostenere emergenze abitative di piccoli nuclei familiari o uomini soli.
Presso “Casa mons. Vianello” si punterà a ricavare al piano terra tre nuove camere da letto (due doppie e una singola), un soggiorno/sala polivalente e una cucina comuni, un ufficio per gli operatori diurni e notturni e quello di rifare completamente i servizi igienici comuni. Al primo piano rimane invariata la distribuzione interna mantenendo cinque camere da letto (tre doppie e due singole), un soggiorno/sala polivalente e una cucina comuni mentre, come per il piano terra, verranno rifatti completamente i servizi igienici comuni. L’intervento prevede poi l’ammodernamento degli spazi interni (tinteggiature, riparazione infissi, sostituzione rivestimenti, isolamento termico), il rifacimento dell’impianto elettrico, la revisione dell’impianto di riscaldamento e l’adeguamento agli standard necessari per realizzare una ospitalità finalizzata a detenuti in fine pena e permesso premio.
Tutti gli impianti potranno essere gestiti anche da remoto al fine di controllare i consumi complessivi dell’edificio. I due piani della struttura rimarranno collegati tra di loro tramite una porta interna che, all’occorrenza, potrà essere chiusa per dividere le funzioni dell’edificio in base alle esigenze future di accoglienza dei detenuti. L’edificio, eseguito l’intervento, permetterà di accogliere un totale di tredici ospiti.
L’intervento, economicamente importante, permetterà infine di mettere a disposizione un edificio della Diocesi per l’accoglienza di persone disagiate e accompagnarle lungo il loro percorso di reintegrazione nella società. La gestione della struttura sarà affidata a una cooperativa sociale che già si sta occupando di questo tipo di servizio per la Regione Veneto. La progettazione e la direzione lavori è stata affidata all’arch. Orietta Teso, con studio tecnico a Tessera, la quale ha provveduto egregiamente a realizzare un progetto architettonico funzionale e idoneo alle attuali esigenze di ospitalità. Il piano terra verrà dedicato a don Antonio Biancotto, sacerdote diocesano (1957-2024) che per molti anni ha dedicato la sua vita ai detenuti, oltre che alle sue parrocchie nel centro storico di Venezia.
Tutti gli interventi sono orientati a rendere le strutture non semplicemente “a norma”, ma anche a efficientare le risorse disponibili agli scopi della carità e della solidarietà.
Marco Zane
