La formazione obbligatoria per datori di lavoro e dipendenti “senior” è la strategia indicata dalla Cisl Veneto per contrastare lo “zoccolo duro” degli infortuni nella regione. Alla vigilia della Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, la Cisl Veneto ha fatto il punto sull’andamento degli infortuni nella regione durante un incontro che ha coinvolto oltre 250 rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza presso il Petrolchimico di Marghera.
I dati relativi ai primi due mesi del 2026 evidenziano 10.821 denunce di infortunio, un numero in lieve crescita rispetto alle 10.793 registrate nello stesso periodo del 2025. Per quanto riguarda gli infortuni mortali, il primo bimestre dell’anno in corso segna 8 vittime, contro le 15 rilevate nel medesimo arco temporale dello scorso anno.
Analizzando il bilancio consolidato del 2025, in Veneto sono stati denunciati complessivamente 71.867 infortuni, dato che rappresenta il valore più alto dell’ultimo quinquennio al netto dei casi Covid. Il 3,23% della forza lavoro regionale è stato coinvolto in un incidente. In aumento anche il numero dei decessi, saliti a 111 nel corso dell’anno passato dopo il calo sotto quota cento registrato nel 2024. L’analisi dei profili colpiti mostra che la fascia d’età tra i 45 e i 54 anni ha registrato la maggior incidenza di eventi letali, con 42 vittime. Parallelamente, si osserva una crescita di infortuni tra i lavoratori under 25, con 1.177 casi in più nell’ultimo anno. Tra i lavoratori stranieri si registra il 26% degli infortuni totali e il 40% dei decessi, dato quest’ultimo in aumento rispetto ai 20 casi dell’anno precedente. In controtendenza rispetto agli infortuni, le malattie professionali mostrano un trend in crescita: nel 2025 sono state 5.990, con un incremento dell’8,7% e una frequenza di 2,7 casi ogni mille addetti. Tale aumento viene interpretato come un segnale di una maggiore consapevolezza nel riconoscimento e nella denuncia delle patologie correlate all’attività lavorativa.
