«Per la Chiesa, don Lucio soffriva e offriva la sua sofferenza»: così il Patriarca Francesco ha voluto sottolineare l’amore e la “passione” con cui don Panizzon ha concluso gli ultimi tratti del suo cammino terreno nelle esequie celebrate nella basilica marciana.
Dopo un periodo di malattia e di grandi sofferenze, infatti, nel pomeriggio di sabato 23 agosto 2025 si è spento a 75 anni il sacerdote diocesano don Lucio Panizzon. Era ricoverato all’Istituto Fatebenefratelli di Venezia.
Don Lucio, veneziano di origine, era stato ordinato sacerdote nel giugno 1977 dall’allora Patriarca Albino Luciani. Nei primi anni di sacerdozio ha svolto il suo ministero pastorale in varie parrocchie della Diocesi: S. Maria Ausiliatrice di Jesolo Lido, Carmini, S. Cassiano e Tolentini (tutte queste nel centro storico di Venezia); è stato quindi cappellano della casa di riposo S. Lorenzo dal 1988 al 1996 e, in seguito, amministratore parrocchiale a Sant’Erasmo (dal 1995 al 1998). Per un lunghissimo periodo, dal 1998 al 2020, ha poi guidato la parrocchia degli Alberoni al Lido di Venezia. Negli ultimi anni aveva abitato a San Silvestro, a Rialto, collaborando con le parrocchie del centro storico soprattutto contribuendo all’animare l’adorazione eucaristica perpetua, coprendo spesso dei turni nella notte.
Le sue esequie sono state presiedute dal Patriarca Francesco nella basilica cattedrale di San Marco ieri pomeriggio alla presenza dei fedeli e con una significativa partecipazione del presbiterio veneziano.
Condividiamo di seguito l’omelia del Patriarca Francesco:
«Le nostre cristiane e più vive condoglianze alla sorella Antonella che ha accudito don Lucio ed ha vissuto strettamente unita a lui questi ultimi mesi.
Sono stati giorni di crescente sofferenza, a causa del progressivo logoramento del fisico di don Lucio, ma vissuti con grande fede e abbandono al Signore. Abbiamo visto lentamente venir meno il nostro caro don Lucio, sia nelle energie fisiche sia in quelle psicologiche, ma mai in quelle spirituali.
Ringrazio don Giancarlo per averlo costantemente seguito ed essersi preso cura di lui, soprattutto quando don Lucio è stato ospite presso l’Istituto Stella Maris, non facendogli mancare gli aiuti spirituali insieme ad una cordiale amicizia sacerdotale che datava da tempo e che, nell’ultimo periodo, si era via via rafforzata. Grazie, don Giancarlo, per questa testimonianza.
Don Lucio si è spento recitando la preghiera del Santo Rosario insieme a don Luciano; è davvero una grazia – anzi un privilegio singolare – passare da questa all’altra vita recitando la preghiera mariana a cui don Lucio era legatissimo; anche don Carlo più volte ha condiviso con il sottoscritto l’evolversi della situazione di don Lucio.
Cari confratelli, questo farci compagni di strada e l’aiutarci reciproco dice la realtà della comunione presbiterale e un ministero sacerdotale vissuto non per se stessi o da se stessi. Sì, il non essere isole lo si dice con la vita vissuta ogni giorno.
Ringrazio poi i diaconi, i laici e le laiche e le suore di Villa Salus, insieme alla direzione, che hanno assistito, in vario modo, don Lucio in questi mesi davvero faticosi.
Negli incontri vissuti con lui, in questo periodo di ripetuti ricoveri, ho potuto riscontrare in don Lucio una fede che lentamente andava crescendo e si confermava.
Ricordo che in una di queste occasioni, sapendo che aveva già ricevuto l’unzione degli infermi, gli ho chiesto se gradiva pregare insieme e se voleva una speciale benedizione.
Ricordo che quando si parlava di questioni legate alla fede, alla vita e al suo significato, oppure riguardanti la Chiesa e le sue attuali necessità, si rianimava; il volto si illuminava e sorrideva, quasi ritrovasse le motivazioni per tornare a combattere e, quindi, a vivere.
Al termine di ogni preghiera era solito dire “grazie” e lo diceva con convinzione, in maniera semplice, quasi rinfrancato.
La prima lettura (Sap 3,1-9) dell’odierna liturgia della Parola – e ringrazio la sorella Antonella per la scelta – ci riconduce esattamente a questi temi: “Le anime dei giusti (…) sono nelle mani di Dio” (Sap 3,1).
Sì, anche nei momenti di sofferenza più acuta, nei quali nemmeno le terapie riuscivano ad alleviare del tutto i dolori, don Lucio era sempre sostenuto dalle mani buone e onnipotenti di Dio.
Davvero ho visto realizzarsi, in tali frangenti, quanto leggiamo nel libro della Sapienza: “Le anime dei giusti (…) sono nelle mani di Dio… essi sono nella pace… la loro speranza resta piena d’immortalità” (Sap 3,1.3.4). Grazia e misericordia sono sempre per i suoi eletti.
Anche il Vangelo di Giovanni (Gv 15,1-11) ritorna su questi stessi temi: Gesù è “la vite vera”, mentre Dio Padre è l’ “agricoltore” e noi siamo i “tralci” dell’unica vite.
In tutta la sua vita don Lucio si è sentito parte viva del corpo di Cristo, ossia della Chiesa; per la Chiesa, don Lucio soffriva e offriva la sua sofferenza, come mi confidò nell’ultimo periodo. Amava una Chiesa viva, presente, ascoltata dagli uomini, perché davvero nella Chiesa avvertiva la presenza pulsante di Cristo.
Don Lucio amava la preghiera e animava l’adorazione eucaristica perpetua, condividendo i turni di presenza silenziosa dinanzi al Santissimo Sacramento dell’altare.
Come dice bene l’immagine evangelica della vite e dei tralci, chi rimane nel Signore porta molto frutto perché, davvero, senza il Signore non possiamo fare nulla. E proprio “rimanere” nel Signore è il messaggio che don Lucio lascia a ciascuno di noi; don Lucio, infatti, pensava sé e il Signore come un tutt’uno.
Rimanere in Dio e nel suo amore significa rimanere uniti nella fede, sentirsi parte della Chiesa, annunciare il Vangelo ed anche soffrire perché il Signore non è accolto e non è amato dagli uomini.
Caro don Lucio, per te, ora, il tempo della fragilità terrena si è concluso; adesso sei chiamato all’ultima purificazione ma già partecipi e gusti la gioia di chi è entrato nella vera vita, attendendo di vedere in pienezza il Signore Gesù vero ed unico Salvatore.
In forza della realtà del Corpo Mistico di Cristo contiamo sulla tua preghiera per la Chiesa che è in Venezia, per il suo presbiterio, per il Seminario patriarcale e, in particolare, per le nuove vocazioni al sacerdozio.
Noi, caro don Lucio, ci impegniamo a pregare per te, affinché il tuo incontro col Signore possa avvenire, secondo quanto Lui ha stabilito nella Sua misericordia infinita, nel modo più dolce e sereno.
Caro don Lucio… arrivederci nella Casa del Padre!»
