Probabilmente non esiste un Dicastero pontificio, a Roma, che nel suo personale non annoveri almeno una persona che abbia studiato Diritto canonico a Venezia.
È uno dei risultati soddisfacenti della Facoltà dedicata a San Pio X, che ha la sua sede nel palazzo del Seminario, in Punta della Salute a Venezia. All’avvio del nuovo anno accademico (nella foto di apertura la Messa celebrata alla Salute e presieduta dal Patriarca Moraglia) è significativo osservare quel che è successo dal 2008, anno in cui arrivò l’approvazione pontificia per l’istituzione di una Facoltà autonoma in laguna.
Promotore ne era stato l’allora Patriarca Angelo Scola, che appena arrivato a Venezia aveva avviato, nell’ambito del Marcianum, un istituto di Diritto canonico. Poi, appunto, nasce la facoltà, che dal 2019 ha come preside il sacerdote nigeriano don Benedict Ejeh: «Il nuovo anno accademico 2025/26 – spiega – si apre con venti iscritti al primo anno, che hanno per obiettivo la licenza. Un risultato buono e che dà continuità, cui si aggiungono sei iscritti ai corsi per il dottorato. In totale gli studenti sono cento o anche qualcosa di più».
La provenienza è sempre più universale: a parte l’Oceania tutti i continenti sono rappresentati. «Sì – precisa il preside Ejeh – la maggioranza degli iscritti viene dall’Africa, sia dal nord che dal sud del continente, Madagascar compreso. Ma ci sono anche studenti asiatici e qualche sudamericano». Salvo una dozzina, che sono ospiti del convitto aperto a Sant’Elena, gli altri dimorano in svariate parrocchie, in diocesi di Venezia ma anche nelle diocesi vicine.
Gli studi condotti a Venezia hanno un’attenzione e una qualità particolare relativamente ad alcuni ambiti: «Il principale – rileva don Benedict, 57 anni, sacerdote dal 1994 – è il diritto patrimoniale, perché qui a Venezia abbiamo un patrimonio anche ecclesiastico di livello mondiale, che va non solo custodito ma anche gestito ordinatamente secondo il diritto canonico».
E in questa direzione si organizzano eventi, come il convegno internazionale tenutosi due anni fa, durante il quale si è parlato di come l’intelligenza artificiale possa essere applicata nel diritto patrimoniale, sia ecclesiastico che civile. La riflessione e i contributi emersi in quella circostanza hanno avuto rilievo nel dibattito e nelle applicazioni successivi.
«Di una cosa sono particolarmente soddisfatto», sottolinea il preside: «Che una buona parte dei nostri studenti che hanno raggiunto la licenza o il dottorato risultano poi molto utili in patria, dove ritornano. Nelle loro diocesi sono cancellieri, vicari generali, vicaria giudiziali, insegnanti… e almeno uno è diventato vescovo, in Congo Brazaville».
Giorgio Malavasi
