“Casanova e Venezia”è la mostra visitabile da sabato 27 settembre al 2 marzo 2026 a palazzo Cini, la residenza veneziana nella zona di San Vio del conte Vittorio Cini.
La rassegna ripercorre la figura poliedrica di Casanova – letterato, memorialista, filosofo, alchimista, viaggiatore e diplomatico – lungo il Settecento che si chiude con la caduta della Serenissima.
La mostra legge la vicenda Casanova ricostruendo il contesto veneziano e il suo fermento culturale e artistico. Nella Galleria di Palazzo Cini sono esposte 97 opere, di cui 31 provenienti dai fondi della Fondazione Giorgio Cini, oltre che da una serie di collezioni e musei veneziani, nazionali e internazionali.
Fulcro narrativo è il celebre Album di caricature di Anton Maria Zanetti il Vecchio, acquisito da Vittorio Cini nel 1969 e di cui esiste un album “gemello” appartenuto al console inglese presso la Serenissima Joseph Smith e custodito nelle collezioni reali britanniche a Windsor Castle, oltre a una replica posseduta da Francesco Algarotti, ora all’Israel Museum di Gerusalemme.
Una selezione di 39 fogli si incontra nel salone centrale e lungo il percorso, in una sorta di controcanto delle tele esposte.
Con le sue trecentocinquanta caricature, la silloge di Zanetti ricostruisce con arguzia e ironia l’humus sociale e culturale dagli inizi del secolo fino agli anni in cui il giovane Casanova si affaccia a quel mondo. A finire sotto la matita di Zanetti sono abati, preti e “nonzoli”, artisti, padroni e servitori, veneti e “foresti”, ma soprattutto “gente di teatro”, una folla di cantanti, ballerine, attori, suonatori, impresari, copisti, suggeritori, compositori e maestri di musica.
n mostra si possono ammirare alcuni fra i pezzi più pregiati già della collezione di Vittorio Cini e raramente esposti: la coppia di Vedute ideate dal giovane Canaletto(1721-1722), frutto di una libertà inventiva acquisita nell’ambito della scenografia teatrale; la singolare tela di Francesco Guardi recante l’Albero genealogico della famiglia Giovanelli che si allarga sulla veduta del bacino di San Marco; il ciclo di tele con Cibele, Vulcano e Nettuno provenienti dal soffitto di Palazzo Zulian, omaggio al mito di Venezia e capolavoro della maturità di Antonio Guardi.
Queste opere, un tempo appartenute alla collezione di Vittorio Cini, tornano a palazzo assieme ad altri capolavori concessi in prestito per l’occasione, realizzati dagli stessi artisti, come la veduta di Canaletto con il Canal Grande da Palazzo Balbi verso Rialto o il Bacino di San Marco con l’Isola di San Giorgio e la Giudecca di Francesco Guardi.
