Lo ha comunicato l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis) la scorsa settimana: con il voto alla Camera del 29 ottobre la Valutazione di Impatto Generazionale delle nuove leggi (Vig) è diventata un obbligo sistematico e d’ora in avanti “ogni nuova legge dovrà essere preventivamente valutata non solo rispetto alla sostenibilità finanziaria, ma anche guardando agli effetti sociali e ambientali che essa produrrà nel medio-lungo periodo, assicurando il rispetto dell’equità tra generazioni”.
Che cosa significhi in pratica, lo spiega a GV Leonardo Becchetti, docente di economia dell’Università Tor Vergata di Roma, anima scientifica di NEXT – Nuova Economia per Tutti e uno degli studiosi di riferimento dell’Economia civile.
«Sappiamo che la generatività è la chiave della felicità: più una persona è generativa più è felice. L’impatto è collegato con la generatività perché misura quanto le tue azioni hanno effetto», spiega Becchetti. Che continua: «Il fatto che la valutazione dell’impatto non sia più soltanto una cosa “filosofica” ma entri nel vivo dell’economia è decisamente importante: non ci interessa più la sola crescita economica, il puro aumento del Prodotto Interno Lordo, ma vogliamo conoscere quanto le nuove leggi incidano sull’ambiente, in termini di produzione di CO2 o di consumo di acqua, per esempio, e sugli indicatori sociali come la salute, il cibo, l’equità di genere. Pur con tutti i suoi limiti è una misura importante perché corregge il minor peso nelle decisioni politiche che hanno i giovani».
Professor Becchetti, nella comunicazione di Asvis si ricorda anche la modifica dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che ha introdotto “la tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interessa delle future generazioni”. Come sono in relazione le due cose?
Quando si tratta di lavorare per questi temi anche sul fronte politico, non solo scientifico, ci raccogliamo attorno ad Asvis. Ecco allora che l’introduzione dal 2016 degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES), ossia l’insieme degli indicatori che completa in senso sociale e ambientale le misure di politica economica della “finanziaria”, la modifica dell’articolo 9 della Costituzione nel 2022 e, oggi, l’approvazione della Vig sono tutti passi di uno stesso coordinato percorso. Il punto centrale è che dobbiamo andare “beyond Gdp”, cioè oltre il Pil, concetto che è un altro dei cardini dell’Economia civile, e guardare al benessere delle persone in modo multidimensionale.
Il nuovo obbligo di legge prevede l’istituzione di un Osservatorio per l’impatto generazionale delle leggi presso la Presidenza del Consiglio. Conoscendo il nostro Paese non c’è il rischio che costituito l’Osservatorio si ritenga di aver ottemperato a tutte le valutazioni?
In Italia siamo abituati ad annunciare delle cose che poi concretamente non sempre si attuano. Quindi, sì, il rischio che poi non si cambino le cose nella sostanza c’è. Però attenzione, perché quando tu metti delle cose nuove nelle leggi o nella Costituzione, questo vuol dire chiaramente che hai dato forza a quelle cose nuove. Ci potrà sempre essere una causa, un giudice che potrà impugnare una data situazione, ma in ogni caso tu a quei principi hai dato forza. Non si può proprio dire che cambiare una legge costituzionale o prevedere nuovi adempimenti obbligatori nelle leggi non fa cambiare nulla. Certo, hai anche introdotto un ulteriore elemento di complessità nel sistema giuridico italiano e ci sarà chi dirà “ecco, vedi questo rallenterà tutto come al solito”. Puoi vedere la cosa da due punti di vista diversi. Da una parte c’è la tendenza degli italiani a farsi scivolare tutto addosso. Dall’altra però cambiare i modi di fare le leggi e gli articoli costituzionali delle conseguenze concrete ce le ha. Soprattutto in un Paese attento alla cultura giuridica come il nostro.
Asvis parla di un vero e proprio cambio di passo della politica in seguito all’approvazione di questa nuova norma. Cambio di passo tanto più necessario in un momento in cui la condizione delle giovani generazioni appare indebolita: incerte prospettive pensionistiche legate al debito pubblico ereditato, squilibri demografici, attuali condizioni di ingresso e valorizzazione nel mondo del lavoro. Non è che la Vig arrivi ormai troppo tardi per il nostro Paese?
Nei modelli economici quando abbassi il tasso di sconto vuol dire che cerchi di dare più peso alle cose future. Ecco, con questa norma si è cercato di “abbassare il tasso di sconto”, di riequilibrare la situazione tra le generazioni “senior” come quella dei babyboomers, i 55-65enni di oggi, e gli “junior”, i giovani, che la situazione demografica attuale con le nuove nascite e quindi le nuove leve in costante drammatica flessione penalizza ulteriormente. Per certi versi l’introduzione della Vig è una manovra correttiva ma è comunque importante che si sia intervenuto perché l’eccessiva attenzione nei confronti dei senior rispetto agli junior è proprio uno dei grandi problemi della politica italiana. Problema che – ripeto – la situazione demografica del nostro Paese rende ancora più grave.
Fabio Poles
