«Burano è una realtà ricca di testimonianze storiche e culturali: si tratta di un luogo che molti ci invidiano e che dobbiamo imparare a conoscere e riscoprire. Tuttavia, è anche un luogo che sta vivendo le difficoltà tipiche delle realtà storiche. Nonostante sia una comunità ancora oggi molto vivace, c’è il rischio concreto che qualcuno, dall’esterno, possa portare via le ricchezze della nostra realtà. Maurizio e Giorgio, invece, sono giunti qui “in punta di piedi”, con l’invito aperto a tutti di partecipare a questo progetto, fissando la memoria storica del Novecento e riscoprendo la fierezza di essere buranelli». Con queste parole, Marco Molin, presidente dell’associazione culturale Centri Studi Torcellani, ha aperto l’incontro di presentazione del libro “Burano Novecento”, tenutasi mercoledì 29 ottobre presso la sala del Cinema Pio X di Burano, alla presenza degli autori del volume, Maurizio e Giorgio Crovato. Al tavolo dei relatori anche Luigi Vidal, presidente della Cooperativa San Marco e Maurizio Rossi “Sustin”, fotografo, mentre ha moderato l’incontro il giornalista del Gazzettino Vittorio Pierobon.
«Esattamente 380 anni fa, il 29 ottobre 1645, il Vescovo di Torcello, Marco Antonio Martinengo, consacrò la Chiesa di San Martino Vescovo come noi la vediamo oggi. Si tratta di un evento importante, poiché sottolinea la presenza di una comunità viva», ha aggiunto Marco Molin.
Sulla stessa linea di pensiero si è mosso Maurizio Crovato, che ha invitato a guardare al futuro partendo dal ricordo di un secolo di cambiamenti, durante il quale, tuttavia, l’isola è riuscita a mantenere viva la propria essenza: «Penso che una realtà più prospera attenda Burano, partendo dalla memoria storica, che resta per sempre. Proprio in questo momento presso il Consiglio dei Ministri si sta elaborando un decreto-legge per le isole minori, che dovrebbe prevedere anche una serie di finanziamenti abbastanza corposi per le piccole realtà. Trovo questo un aspetto estremamente positivo come punto di partenza per il futuro. Il nostro libro, poiché incentrato sul Novecento di Burano, costituisce un importante spunto di riflessione sul cambiamento che ha interessato tutti noi fino ad oggi. Basti pensare al fenomeno dell’overtourism, che con l’aumento del numero di visitatori e delle locazioni turistiche, ha stravolto la realtà sociale di Venezia e della sua laguna».
A spiegare la scelta del Novecento come oggetto di indagine per il volume, sempre dalla prospettiva di Burano e dei suoi abitanti, è stato il coautore Giorgio Crovato: «Abbiamo scelto il Novecento perché siamo quasi tutti nati in quel secolo, ma ci stiamo dimenticando un punto estremamente importante, ossia mettere per iscritto la sua storia. Siamo ancora in molti ad essere nati in quel periodo e ad averlo vissuto; dunque, abbiamo a disposizione un grande numero di testimonianze e informazioni, utili per fissare la memoria».
Vittorio Pierobon ha definito il volume «un libro completo», soffermandosi sulla vivacità della vita comunitaria dell’isola, che, nonostante i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, resta pressoché immutata: «La Burano raccontata dai fratelli Crovato, oggi è profondamente cambiata: le dinamiche, la vita comunitaria, e soprattutto la popolazione non sono più le stesse di un tempo. Ritengo che chi viva in un’isola trovi in questa il suo habitat naturale, ma è necessario difendere questo mondo: se non c’è più comunità, diventa difficile farlo. Ma non sono venuto qui per essere pessimista, anzi, penso sia evidente che Burano sia ancora caratterizzata da un grande spirito comunitario, forse anche più di altre realtà lagunari, costituendo quasi un unicum».
Ha poi proposto una visione meno convenzionale di Burano, sottolineando la ricchezza di mestieri e tradizioni che ne animano la realtà: «Un altro aspetto messo in evidenza dal libro è la pluralità di attività che scandiscono la vita dell’isola: dalla pesca alla pittura, dalla cantieristica alla lavorazione del merletto, dalla cucina e il settore della ristorazione al mondo della voga. Ciò permette di inquadrare l’isola in una prospettiva più ampia, andando ben oltre l’immaginario comune che la associa soltanto al merletto».
Tra i segnali positivi, il fatto che i pescatori della cooperativa buranella ci siano molti giovani: «Proprio oggi, 29 ottobre, è giunta in cooperativa una proposta di finanziamento da parte della Regione Veneto per i giovani pescatori. Come amministratore, ho dunque controllato chi tra i soci avesse meno di quarant’anni. Sono rimasto positivamente sorpreso, perché ce ne sono ancora circa una trentina. Direi dunque che ci sono delle prospettive per il futuro, nonostante il momento di profonda crisi che sta vivendo la pesca lagunare»: una testimonianza concreta, che conferma come l’isola di Burano presenti ancora importanti fattori di vitalità. L’ha portata il presidente della Cooperativa di pesca San Marco, Luigi Vidal.
Matteo Bon
