34 morti, di cui 6 bambini, e quasi 100 feriti. È il risultato dell’arrivo, il 19 novembre scorso, di sette missili russi sulla città ucraina di Ternopil.
«Il bombardamento di città del nostro Paese, con l’uccisione e il ferimento di tanti civili è diventato tragicamente una cosa normale» denuncia mons. Oleksandr Yaslovetskiy, vescovo ausiliare di Kiev.
Il giovane vescovo ucraino era l’altro giorno proprio a Ternopil, a portare conforto ai cittadini insieme ad altri quaranta vescovi delle Chiese latino cattolica e greco cattolica del Paese, riuniti per gli annuali esercizi spirituali.
«Tutti noi vescovi siamo andati là a pregare, abbiamo incontrato le persone che piangono, i padri sopravvissuti, le madri disperate di aver perso mariti e figli…». Una tragedia, appunto, che dice la follia della guerra in corso.
E Ternopil è solo una delle tappe della tragica litania di aggressioni violente, con missili e droni, soprattutto nottetempo; negli ultimi giorni si sono registrati 5 morti e 15 feriti a Kharkiv, 18 feriti a Zaporizhzhia, 7 morti e 21 feriti nella capitale Kiev…
«Noi preghiamo tanto per la pace», prosegue il vescovo ausiliare di Kiev. «Preghiamo nelle nostre chiese, dove viene tanta gente che si sente stanchissima per la guerra, con tanti lutti da piangere. Ma nessuno dice che questa guerra deve finire a costo di qualsiasi condizione imposta dai russi. Noi vogliamo una pace giusta, con condizioni che ci garantiscano la pace nel futuro».
Giorgio Malavasi
(nel prossimo numero di Gente Veneta un più ampio servizio)
