«Una voglia irrefrenabile di tornare a fare questa meravigliosa esperienza mi ha portato ad occhi chiusi a partecipare al pellegrinaggio della Salute. Di questo pellegrinaggio oltre allo splendido discorso fatto dal Patriarca, la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata, purtroppo, vedere come l’essere umano è in grado di dare il via a così tante guerre… Io senza ombra di dubbio rifarei questa esperienza alla Salute per riflettere su questo e altri temi». Lo dice uno dei giovani partecipanti al pellegrinaggio diocesano dei giovani, tenutosi la sera di giovedì 20 novembre scorso.
Tanti ragazzi – ora in ascolto, ora in raccoglimento, ora in cammino – insieme per una Venezia che, la sera di giovedì 20, appunto, li ha ospitati: loro i protagonisti, come da tradizione, del pellegrinaggio alla basilica della Salute dei giovani della diocesi, organizzata come ogni anno dalla Pastorale giovanile. Il tutto nel segno della pace.
Presso il punto di ritrovo, in campo San Maurizio, i pellegrini sono stati accolti da alcune citazioni di Papi che via via comparivano su un maxischermo, per iniziare la riflessione incentrata proprio sul tema della pace. «Questa lotta, ogni giorno appare un’inutile strage» (Papa Benedetto XV, l’1 agosto 1917, dalla Lettera ai Capi dei popoli belligeranti); «trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo» (Papa Pio XII in un radiomessaggio del 24 agosto 1939); «occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione e la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale, se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoperandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica» (Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII).
La riflessione è poi entrata nel vivo attraverso le videotestimonianze del Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e dell’ arcivescovo cattolico latino di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, che ha ricordato che «nel mondo di oggi si parla molto di pace, ma spesso è basata sull’interesse personale, sul potere e sul compromesso con la verità. Gesù, invece, dona quella del cuore. Una pace che nasce dall’amore, dal perdono, dalla verità e dalla bontà. Una pace che è frutto dello Spirito Santo e che può regnare nel mondo solo quando regna, innanzitutto, in ogni cuore umano».
Dopo aver ricordato la tragicità della situazione, Pizzaballa ha aggiunto: «I confini restano chiusi e la popolazione vive ancora in una condizione di grande precarietà. Per il terzo anno consecutivo le scuole sono chiuse, le università sono ancora ferme, il cibo entra con il contagocce, la situazione sanitaria è disastrosa perché gran parte degli ospedali è distrutta e, comunque, quelli che sono ancora aperti sono poco funzionanti, parzialmente distrutti. Mancano poi le materie prime dal punto di vista sanitario: dagli antibiotici ai kit delle analisi». Pizzaballa ha plaudito la presenza e l’azione della Chiesa cattolica, significative: «Nella parrocchia cattolica di Gaza, con l’aiuto delle suore e dei sacerdoti, tanti bambini sono sempre stati tenuti occupati: con la preghiera, con l’attività del catechismo e con molte altre».
A seguire la processione verso la basilica, raggiunta dopo l’attraversamento del ponte votivo. Alla Salute, dopo due momenti curati dalla Pastorale giovanile, è stato il Patriarca Francesco ad unire le tessere dei tanti spunti di riflessione lanciati, sottolineando che «quest’anno il nostro pellegrinaggio ci fa ancor più consapevoli – posti dinanzi alle scelte dei leader politici – che abbiamo bisogno di uomini nuovi. Non perché agli attuali ne succedano altri, ma perché c’è bisogno soprattutto di uomini nuovi “dentro”; nuovi nel pensare la politica e perciò capaci di prendere la decisione più coraggiosa: fare la pace».
Gabriele Santini – Carlo Millino
