Il mercato del lavoro industriale fa i conti con una carenza cronica di figure tecniche specializzate, in particolare di saldatori, tubisti e carpentieri. Una criticità che emerge dall’esperienza di Adriano Randisi, imprenditore e titolare della Ingecos, società di Porto Marghera attiva nella progettazione, costruzione e montaggio di grandi impianti industriali. L’azienda, che opera nel polo veneziano da circa vent’anni e che conta attualmente un’ottantina di dipendenti, non soffre la mancanza di commesse – sia pure in un mercato altalenante ma con buone prospettive – ma la carenza di figure tecniche chiave.
Trovare personale qualificato resta una sfida complessa. E, come spiega lo stesso titolare, «la scarsità di saldatori specializzati spinge le retribuzioni verso l’alto». A fronte di uno stipendio medio per un operaio qualificato che si aggira sui duemila euro, «i profili più esperti possono arrivare a percepire fino a tremila euro mensili», quasi il doppio rispetto allo stipendio base. Questa dinamica genera una forte competizione tra le aziende del settore, accentuate quando ditte esterne arrivano sul territorio per grandi commesse e offrono condizioni economiche vantaggiose. Lo stesso Randisi ammette di aver perso qualche prezioso dipendente nonostante la fedeltà del proprio organico.
L’identikit di questi lavoratori vede una forte prevalenza di personale straniero, complice la progressiva contrazione di giovani italiani disposti a intraprendere questa strada. L’imprenditore evidenzia come arrivino moltissimi lavoratori dall’estero, i quali cercano di specializzarsi proprio perché questo settore offre concrete possibilità di occupazione. Esistono persino normative che consentono alle agenzie di lavoro interinale di organizzare corsi direttamente nei paesi d’origine per formare e importare manodopera già pronta.
Di fronte a questo divario tra domanda e offerta, Randisi sottolinea il valore di un’intelligenza pratica e manuale che oggi la formazione tradizionale non sempre riesce a intercettare. Una risposta concreta è arrivata da un’iniziativa di formazione diretta promossa tre anni fa dalla sua azienda insieme al Rotary Club Venezia-Mestre e con il supporto di un’agenzia di lavoro interinale. Un corso intensivo di 240 ore – a fronte di un investimento economico significativo e di un supporto aziendale mirato con saldatrici, materiali e tutor dedicati – ha permesso di formare un gruppo di giovani tra i venti e i trent’anni.
«Abbiamo dovuto sostenere un sacrificio importante mettendo a disposizione attrezzature, materiali e personale qualificato», spiega Adriano Randisi, ricordando che un percorso di questo tipo costa normalmente migliaia di euro a persona. Dei dieci partecipanti iniziali, due si sono ritirati, mentre gli altri otto hanno completato il percorso trovando un impiego prima ancora della fine delle lezioni grazie alla collaborazione con l’agenzia interinale. Un modello che, secondo l’imprenditore, risulta efficace a condizione che i percorsi siano approfonditi. L’imprenditore critica infatti i corsi istituzionali troppo brevi, citando il fallimento di un’iniziativa provinciale di appena ottanta ore: «Con ottanta ore di saldatura i ragazzi a stento avevano capito come mettere la spina nella presa; non hanno trovato lavoro e nessuno li ha voluti».
La proposta conclusiva guarda a una diversa gestione delle risorse pubbliche e degli ammortizzatori sociali. «Invece di pagare la disoccupazione con mille euro al mese per mesi – conclude Randisi – sarebbe meglio investire quelle cifre per fare specializzare le persone e metterle in condizione di lavorare stabilmente».
Giorgio Malavasi
