Da 232 visite registrate nel 2022, alle 843 del 2025. Numeri significativi, quelli del poliambulatorio di prossimità della Caritas veneziana, con sede in via Querini a Mestre, che confermano come questa realtà rappresenti sempre di più un punto di riferimento importante per coloro che si trovano a vivere una situazione di fragilità e di povertà sanitaria.
Inaugurato nel 2021, l’ambulatorio è stato sostenuto dal Patriarca Francesco Moraglia e dalla Diocesi: progetto della Caritas veneziana per contrastare le situazioni di bisogno nel territorio, è gestito dalla Fondazione Caritas Venezia e si trova all’interno del Centro Papa Luciani. Tornando sui numeri, nel 2023 le visite sono state 305, mentre nel 2024 sono arrivate a quota 518. In termini di utenti, il 2022 ne ha registrati 247, divenuti 203, 299 e 366 negli anni seguenti, con 184, 202, 543 e 668 farmaci distribuiti sempre fra il 2022 e il 2025. Claudio Vianello, presidente della Fondazione, tiene a sottolineare come queste cifre in crescita vadano di pari passo con un incremento del servizio. «Più sono quelli forniti – afferma infatti – maggiori sono di conseguenza gli accessi. Non parlerei quindi, sul fronte degli utenti, di “esplosione” nei numeri. I servizi sono stati potenziati e si è presa più coscienza della loro esistenza. Insomma, c’è una consapevolezza maggiore».
Dati snocciolati dal direttore della Caritas diocesana, Franco Sensini, fornendo anche un quadro delle visite più gettonate.
Visite gratuite. La maggior parte si concentra nella voce “medicina generale”: dalle 181 nel 2022 si è passati alle 137 nel 2023, alle 345 nel 2024 e alle 610 nel 2025. Tra le più richieste spiccano anche le visite dermatologiche (nell’arco di tempo analizzato passate da 2 a 23 e da 46 a 62), seguite da quelle cardiologiche (0, 15, 32 49), ginecologiche (0, 38, 28 e 44), oculistiche (10, 37, 25, 31), neurologiche (0, 6, 12, 11) e dall’otorinolaringoiatra (5, 8, 17, 11). «Il servizio è a costo zero – precisa Sensini – ed è a titolo gratuito anche il lavoro svolto dai medici che hanno scelto di aderire al progetto: professionisti in pensione o che ancora esercitano, che portano avanti l’attività con discrezione e grande impegno». Uno staff guidato dal dottor Giuseppe Grassi, primario della Cardiologia al Civile di Venezia, e formato da una quarantina di persone tra medici di medicina generale e specializzazioni varie, alle quali vanno aggiunti personale infermieristico e amministrativo e volontari. «Nei dormitori e nelle mense avvisiamo che il lunedì, mercoledì e venerdì l’ambulatorio è aperto. In via Querini – osserva Sensini – sono presenti anche la mensa Ca’ Letizia e il Centro d’ascolto, oltre che la scuola di lingua italiana».
Garantire la dignità della persona. Una sorta di polo della solidarietà che ha l’obiettivo di porre al centro la dignità della persona, «che passa non solo attraverso un abito pulito o un piatto caldo, ma anche tramite la salute. In qualche caso ci occupiamo di fornire al paziente che lo necessita una protesi dentaria, un paio di occhiali o delle stampelle. E quando non riusciamo a comunicare con lui perché straniero, ecco che ci rivolgiamo a dei mediatori linguistici. Rispetto a qualche tempo fa sono comparse alcune aree geografiche nuove, mentre altre nazionalità (penso ad esempio a quella tunisina e marocchina) si confermano “storiche”».
L’ambulatorio è definito da Sensini «un presidio di prevenzione fondamentale». Per quanto riguarda il primo semestre dell’anno in corso le visite sono già state poco più di 440, per un totale di 171 utenti e 817 farmaci distribuiti. Le visite di medicina generale pesano per un buon 70% (307), mentre quelle cardiologiche per il 6% (25); ecografie (24), visite ginecologiche (18), oculistiche (16) e dermatologiche (19) sono le altre voci prevalenti.
Tante le nazionalità. Dal punto di vista delle nazionalità vanno citati invece, fra gli altri Paesi, Afghanistan, Bangladesh, Benin, Egitto, Gambia, Ghana, India, Moldavia, Pakistan, Sri Lanka, Tunisia, Ucraina, Senegal e Nigeria. Un arcobaleno di lingue, culture e tradizioni accolte ponendo l’accento sulla relazione umana, affinché queste persone possano fidarsi e affidarsi, cercando di trovare una soluzione ai loro problemi di salute. «Trattarle in quanto tali fa parte del nostro essere cristiani», commenta Vianello. «Le persone che vivono una determinata situazione di difficoltà – prosegue – non hanno modo di accedere al sistema sanitario nazionale in tempi brevi perché prive di documenti, quando invece avrebbero necessità di effettuare qualche esame. Il grande problema riguarda coloro che non hanno un domicilio, dunque senza tessera sanitaria. Non ci sostituiamo all’Ulss: la nostra realtà è un servizio in suo supporto».
La prima volta bisogna comunque passare attraverso il Centro d’ascolto e per le visite specialistiche vengono dati degli appuntamenti in base alla disponibilità del medico di riferimento. «Vorremmo aumentare le giornate di apertura. E soprattutto lanciamo un appello agli infermieri che volessero dare una mano, mettendosi in gioco. Non è facile trovarne e ne abbiamo un gran bisogno».
Marta Gasparon
