Dopo anni di silenzio forzato, le campane di Santa Maria del Giglio torneranno finalmente a risuonare nel cuore di Venezia. Domenica 19 ottobre, alle ore 16.30, è prevista la cerimonia d’inaugurazione ufficiale, un momento atteso e simbolico, che restituirà voce a uno dei suoni più identitari della città d’acqua: quello delle campane veneziane, patrimonio sonoro e spirituale riconosciuto nel 2025 come espressione di “cultura immateriale” e di “paesaggio sonoro” urbano.
Sul caratteristico campanile a vela della chiesa sono installate tre campane di diversa fusione, cui si aggiunge un piccolo “sonello” posto su un secondo campaniletto laterale. Negli ultimi anni erano state fermate per precauzione, a causa di alcuni segni di instabilità strutturale che ne rendevano rischioso l’uso.
Una storia che risuona da due secoli. Le due campane maggiori portano la firma dei celebri fonditori veneziani Canciani, artefici, tra l’altro, della famosa Marangona di San Marco.
La più antica risale al 1823 – e ha dunque da poco compiuto duecento anni – mentre la maggiore, realizzata insieme all’allievo Bazo, è datata 1846.
La campana minore è opera della storica fonderia De Poli di Vittorio Veneto, in un periodo compreso tra il 1853 e il 1888, mentre il piccolo sonello, collocato sull’altro lato dell’abside, è del 1874, sempre dei De Poli.
Il restauro: una sfida tecnica e culturale. Il recente intervento di restauro ha rappresentato una sfida di grande complessità, dovuta alla particolare conformazione del campanile a vela, che non offre la stessa solidità strutturale di un tradizionale campanile “a torre”.
Le campane mostravano ceppi deteriorati e collegamenti ormai malsicuri.
Grazie al lavoro accurato dei tecnici specializzati, si è proceduto alla sostituzione dei ceppi con nuovi elementi in legno tradizionale, all’adozione di nuovi battagli e alla completa revisione dei sistemi di oscillazione, per garantire sicurezza e stabilità.
L’obiettivo era duplice: da un lato assicurare il pieno livello di sicurezza, dall’altro recuperare la modalità di suono “a slancio” tipica della tradizione veneziana, che integra perfettamente il ritmo delle campane con la struttura architettonica del campanile a vela.
Oggi le campane del Giglio suonano meglio di prima, restituendo alla città un’armonia antica, fatta di tempo, di memoria e di fede condivisa.
Il suono come patrimonio della città. L’intervento non si è limitato al recupero tecnico, ma ha voluto essere un “restauro della tradizione sonora veneziana”, un gesto di amore verso la città e la sua storia musicale e liturgica. Ogni rintocco racconta una storia di generazioni, di feste e di preghiere, di marinai e di famiglie che nel suono delle campane hanno sempre ritrovato la voce della comunità e il respiro del cielo.
Le parole del parroco. «Restituire voce alle campane – commenta don Roberto Donadoni, parroco del Santissimo Salvatore e Santo Stefano – significa restituire vita e identità a una chiesa che da secoli accompagna la preghiera dei veneziani.
È un segno di rinascita che unisce arte, fede e tradizione, e che oggi risuona come un invito a ritrovare l’armonia e la bellezza delle nostre radici».
Il 19 ottobre la comunità parrocchiale e i cittadini sono invitati a partecipare alla cerimonia di inaugurazione: un momento di festa che segna il ritorno del suono, del tempo e della tradizione nella chiesa di Santa Maria del Giglio, uno dei luoghi più amati e suggestivi del centro storico veneziano.
