Nasce RI-VE | Mappa di comunità, la nuova piattaforma interattiva ideata e realizzata da Archivio Ri-Prese insieme a Cineclub Venezia e sostenuta dalla Fondazione di Venezia attraverso il Bando Cultura. Con questo progetto la città lagunare trova un inedito strumento digitale per conoscere e riscoprire se stessa attraverso le immagini di famiglia girate tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del secolo scorso.
La piattaforma, presentata durante la Mostra del Cinema di Venezia presso lo Spazio Regione del Veneto/Veneto Film Commission, è accessibile al pubblico al link www.ri-prese.com/ri-ve. Qui sono disponibili oltre 1.000 filmati, per un totale di ventidue ore di riprese fissate su più di seimila metri di pellicola. L’archivio, patrocinato da Veneto Film Commission, offre scorci unici su Venezia e sulle sue isole, mostrando il tessuto urbano e sociale della città in momenti di quotidianità e di festa.
Attraverso sessanta aree di consultazione, gli utenti possono navigare nei luoghi più noti della città ma anche scoprire angoli meno conosciuti e pezzi di una storia quotidiana della Venezia che non c’è più: le scene di gare di nuoto e tuffi nella piscina Rari Nantes Ferrovieri in Canal Grande, dove generazioni di veneziani hanno imparato a nuotare, le immagini storiche dei ponti dell’Accademia e degli Scalzi ancora in ferro, fino alle riprese che documentano la devastazione di Sant’Elena dopo il tornado del 1970.
Una bacheca di comunità. RI-VE è concepita come una bacheca di comunità: non solo archivio digitale, ma spazio aperto e in continua evoluzione. L’intenzione degli ideatori è di arricchirla con nuovi contributi di cittadini e visitatori, estendendo progressivamente la mappa a tutta l’area metropolitana. La piattaforma rende possibile l’accesso a memorie private, trasformandole in patrimonio collettivo e mettendole a disposizione di studenti, ricercatori, artisti e curiosi.
Il progetto affonda le proprie radici nella storia personale dei fondatori di Ri-Prese, Nicoletta Traversa e Giuseppe Ferrari (vedi GV 9 del 28/2/2025), approdati a Venezia dodici anni fa per studiare arti visive allo Iuav e diventati compagni di vita oltre che di lavoro. Con la loro piccola figlia scelgono di stabilirsi nel sestiere di Dorsoduro, raccogliendo e custodendo pellicole di famiglia recuperate in soffitte, mercatini e archivi privati. La svolta arriva nel 2019 con l’acqua granda, quando l’alluvione minaccia di distruggere parte delle pellicole conservate: da quell’emergenza nasce una raccolta fondi che permette di salvare il materiale e di accendere i riflettori sul valore della memoria audiovisiva veneziana.
Il sostegno della Fondazione di Venezia rende quindi possibile la nascita della nuova mappa digitale. «RI-VE, il nome che abbiamo scelto per la mappa digitale – evidenziano Nicoletta Traversa e Giuseppe Ferrari – fonde il prefisso RI, che caratterizza il nostro nome, e la sigla VE per Venezia. Ma rimanda anche alle rive, tra gli elementi topografici veneziani per eccellenza, che in questa mappa di comunità si fanno approdi simbolici ma anche tangibili, geografici ed emotivi, capaci di ospitare gli esploratori nelle proprie ricerche, di radunare i residenti per riscoprire e condividere la propria memoria, in grado di sensibilizzare i visitatori nei confronti di una visione alternativa e “fuori cartolina” di Venezia. Per Ri-Prese la messa online di questa piattaforma è un importante risultato, che ci permette di rendere più accessibile e aperto ciò che in questi anni abbiamo raccolto e custodito.»
La nascita di RI-VE rappresenta quindi un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una nuova partenza per un archivio che fa della condivisione il proprio obiettivo principale: riportare alla luce memorie private per costruire una memoria collettiva.
Alla ricerca di una sede. Nonostante i successi, il cammino non è privo di ostacoli. I fondatori raccontano infatti le difficoltà degli ultimi mesi: «A fine giugno, a sorpresa, l’università Iuav, presso cui abbiamo avuto ospitalità negli ultimi tre anni come startup, ci ha comunicato che la convenzione con Ri-Prese, che era in scadenza, non sarebbe stata rinnovata per quanto riguarda la concessione dello spazio di laboratorio. Questo ci ha colti di sorpresa e ci ha costretti, a luglio, a organizzare un trasloco di emergenza per svuotare il nostro spazio. Attualmente, quindi, stiamo cercando di capire come riorganizzarci trovando una sede alternativa, ma non è semplice perché a Venezia il tema dello spazio è critico per eccellenza, e noi non abbiamo la possibilità di pagare un affitto, offrendo un servizio gratuito per la cittadinanza. La stanza che usavamo presso Ca’ Tron era piccola (circa 3×4 m) ma sufficiente a portare avanti le attività. Cerchiamo un ente che sia disponibile ad aiutarci in questo e abbiamo attivato alcune interlocuzioni in merito negli ultimi due mesi.»
Stefano Nava
