Burano sta cambiando volto. Non nei colori delle sue case, diventati ormai icona internazionale, ma nella sua anima più profonda: quella delle persone che la abitano. Trent’anni fa l’isola contava più di tremila residenti, oggi poco più di duemila. Il saldo demografico è fortemente negativo: le nuove famiglie che si formano e scelgono di restare sono poche e non riescono a generare un ricambio sufficiente a bilanciare la costante scomparsa degli anziani. A fronte di circa cinquanta decessi all’anno, nascono appena una decina di bambini. Un declino silenzioso che rischia di svuotare Burano della sua comunità storica.
Da questa consapevolezza nasce “Con le radici nell’acqua”, il nuovo progetto fotografico ideato e prodotto da Alessandro Tagliapietra. «Ritrarre chi resta è il cuore del progetto: famiglie, volti e case che tengono viva l’isola.» Un lavoro che vuole essere prima di tutto testimonianza: raccontare, attraverso le immagini, chi vive ancora sull’isola e sceglie di restare, nonostante le difficoltà. Il progetto ritrarrà le famiglie buranelle insieme ai loro discendenti diretti, all’interno delle loro case o davanti ad esse. Le abitazioni diventano parte integrante dello scatto, luoghi carichi di memoria, identità e radici.
Il progetto è partito proprio in questi giorni: «Il periodo natalizio, con il ritorno temporaneo di figli e nipoti per le festività, rappresenta l’inizio ideale del mio progetto. I ricongiungimenti familiari permettono di ritrarre più generazioni insieme, creando immagini che parlano di continuità, ma anche di fragilità. Il mio lavoro non ha una data di conclusione ed è pensato come un percorso a lungo termine, capace di seguire nel tempo i cambiamenti della comunità buranella».
Alessandro Tagliapietra, muranese classe 1970, vive a Burano da trent’anni, dove si è trasferito per costruire la sua vita insieme alla moglie. Discende da una famiglia di vetrai e lavora tutt’oggi il vetro con il padre e il fratello nel laboratorio di famiglia a Murano, con opere vendute nei negozi di proprietà a Burano. La sua esistenza si muove da sempre tra queste due isole, ma è Burano a diventare nel corso di questi trent’anni il luogo in cui stringe legami profondi e duraturi.
La passione per la fotografia, racconta, nasce durante il servizio militare e si sviluppa pienamente nel 2005 con l’avvento del digitale. Nel tempo Alessandro individua nella fotografia paesaggistica il linguaggio che più gli appartiene. La laguna veneziana, con i suoi equilibri delicati e le sue trasformazioni lente, è il soggetto privilegiato di una ricerca visiva che riflette un carattere pacifico e contemplativo. Nelle sue serie più recenti, la laguna viene raccontata come un ambiente che si deteriora ma che continua a resistere al tempo.
Accanto al paesaggio cresce però l’esigenza di raccontare le persone. Circa dieci anni fa iniziano i primi ritratti di pescatori e merlettaie, figure simbolo della tradizione buranella. Questi lavori segnano un passaggio fondamentale: dalla narrazione del luogo a quella di chi lo abita.
“Con le radici nell’acqua” rappresenta la naturale evoluzione di questo percorso, unendo ambiente e presenza umana in un unico racconto. «Credo che sia arrivato il momento di fissare, attraverso il mezzo archivistico per eccellenza – la fotografia – lo stato attuale della residenzialità buranella: le persone che continuano a vivere, o meglio a “resistere”, in un luogo sempre più abbandonato a se stesso».
Un incoraggiamento decisivo arriva lo scorso agosto: «Un importante fotografo-regista francese mi ha ricordato il valore morale della testimonianza: ritrarre le persone vicine, che crescono e invecchiano all’interno di una piccola comunità destinata a cambiare radicalmente. Non è un’operazione nostalgica, ma un atto di responsabilità: raccontare ciò che esiste oggi, prima che diventi solo un ricordo. Un archivio umano fatto di volti, case e legami, per testimoniare chi vive e resiste, con le radici nell’acqua». (G.T.)
