È stato un esempio luminoso di cosa significhi tenere la propria vita ancorata alla roccia del Signore. Un testimone di fede e di servizio agli altri e alla comunità cristiana. E un amico vero. Per questo oggi il Lido, la sua parrocchia di Sant’Antonio del Lido di Venezia e la Collaborazione pastorale dell’isola sono in lutto e nella tristezza per la scomparsa del diacono permanente Brunetto Brunelli, per tutti al Lido semplicemente Bruno. Aveva 89 anni, essendo nato il 22 luglio 1937.
Era il 18 novembre 1990 quando venne ordinato diacono permanente al servizio della Chiesa di Venezia per imposizione delle mani del Patriarca Marco Cè nella Basilica Cattedrale di San Marco. Brunelli si è spento la sera di giovedì primo ottobre poco dopo le 23 nella sua casa del Lido, dove era appena rientrato dopo un lungo ricovero in ospedale, come da suo desiderio, amorevolmente assistito dalla moglie Pinuccia, dai suoi figli Gabriele e Federica e dalla famiglia. Sempre vicino a lui, in queste settimane, il parroco di Sant’Antonio, don Renato Mazzuia, con cui Bruno ha collaborato fino all’ultimo, poche settimane fa, prestando servizio diaconale durante le messe e le liturgie.
Le esequie del diacono Bruno saranno celebrate giovedì 8 ottobre alle 15.30 nella sua parrocchia di Sant’Antonio e verranno presiedute dal Patriarca Francesco. La sera precedente, mercoledì 7, alle ore 20.30 ci sarà la recita del santo Rosario, sempre in parrocchia.

«Questi 35 anni di ordinazione diaconale per me sono anzitutto un ringraziamento al Signore – aveva raccontato a Gente Veneta Bruno Brunelli nel novembre dello scorso anno in un’intervista in occasione del suo trentacinquesimo anniversario di ordinazione diaconale – Se, in qualche modo, nel mio umile servizio mi è stato riconosciuto di essere stato un sostegno per la comunità, io altrettanto posso dire, in questi 35 anni, di aver conosciuto e di nutrire tanta e profonda gratitudine verso tante persone di questa comunità parrocchiale di Sant’Antonio. Sono grato di questo sostegno e dell’affetto che continuo a percepire vivo e presente nella mia vita. Tante persone con cui abbiamo camminato e con cui continuiamo a camminare nella fede. E per tutto ciò il primo ringraziamento va al Signore». Parole che ben possono sintetizzare il suo agire quotidiano. Sempre condiviso e con accanto la moglie Giuseppina Sezzi, per tutti Pinuccia, sposata 62 anni fa, e la sua famiglia.
Il diacono Bruno è stato un faro per tutta la comunità cristiana e civile di Città Giardino. Nonostante da tempo fosse debilitato, fino a fine luglio è rimasto fedele nel servizio all’altare della messa domenicale e nei giorni feriali. Stoico perché la sua missione e la sua vita erano fondate su Gesù Cristo. Non si è risparmiato, nemmeno durante la malattia: finché le forze lo hanno sorretto era presente dalle Suore Bianche per guidare la preghiera e partecipare a tutte le attività pastorali. Durante questi ultimi mesi di grande sofferenza mai si è lamentato della malattia che stava affrontando. Tutti accoglieva con un sorriso e un incoraggiamento pensando agli altri prima che a se stesso. Vederlo sull’altare, quasi allo stremo delle forze, ma sempre con lo sguardo proiettato sul vangelo è stata una catechesi per tanti. Un cammino vocazionale – raccontava sempre Brunelli in questa intervista dello scorso anno a GV – iniziato molti anni prima di riflessione, crescita e condivisione attorno alla Parola di Dio nei gruppi famiglia. Anzitutto con gli altri diaconi del Lido, con cui negli anni abbiamo condiviso un rapporto fraterno, Gianni Ferraresi e Matteo Bognolo. Loro vennero ordinati quattro anni prima di me, io ho avuto qualche anno di riflessione in più. Ma tutto è nato dall’ascolto della Parola di Dio nei gruppi famiglia. Sono stati anni di lavoro fecondo».
E ancora: «Ricordo l’apprezzamento e il sostegno in questo cammino, ricevuto in primis dall’allora vicario generale della diocesi, monsignor Giuseppe Visentin e dallo storico parroco don Carlo Massari. In quegli anni il Patriarca Marco, sulla spinta di quanto affermato nel Concilio vaticano II, volle valorizzare la figura del diaconato permanente, come un carisma vocazionale importante per la Chiesa, un segno del servizio. Eravamo abituati a vedere il diaconato solo come passaggio dei seminaristi precedente all’ordinazione sacerdotale. C’è stato perciò tutto un percorso per scoprire questo ruolo e questa figura nella Chiesa. Una vocazione nella quale mi ha sempre sostenuto mia moglie Pinuccia, dai miei figli Gabriele e Federica. Per un uomo sposato, come me, per l’ordinazione diaconale, che appartiene all’ordine sacro, è necessario il consenso della moglie, e quindi anche il “sì” di Pinuccia in questo disegno provvidenziale. Lo stesso carisma degli apostoli, al servizio nella Chiesa».
Al presente guardava con speranza, con molta speranza. «Il tempo attuale – concludeva sereno il diacono – mi pare ci suggerisca che sia necessario uscire per annunciare e testimoniare con gioia la buona e bella notizia del Vangelo e andare alla ricerca delle tante persone che si sono distaccate dalla pratica religiosa. Va anche detto che però sono numerose le persone che continuano a venire, nonostante le forze in campo si siano ridotte». Nel ministero diaconale tra i tanti servizi che Bruno ha offerto alla sua comunità alcuni vanno ricordati anche se è impossibile citarli tutti. Oltre ovviamente alla liturgia domenicale e al coordinamento di un Gruppo d’ascolto della Parola è stato sempre proiettato verso una “Chiesa in uscita”. Per questo si è impegnato, senza riserve, per un periodo, in un gruppo con i giovani universitari della comunità di Sant’Antonio, e poi nella Caritas, alla mensa di Betania, ma anche come riferimento per un gruppo di anziani soli che un pomeriggio alla settimana trovava sempre il patronato aperto e una buona merenda per trascorrere un paio d’ore in compagnia.
Lorenzo Mayer
