La musica entra in carcere grazie alla Fondazione Elena Trevisanato, onlus attiva nel territorio veneziano e in Africa in ricordo di Elena, ragazza prematuramente scomparsa.
Il progetto “Sentieri Vocali”, già avviato a scuola, è partito con l’autunno nel carcere femminile della Giudecca, promosso dalla Fondazione Trevisanato in collaborazione con l’Associazione Il Granello di Senape. L’iniziativa mira a creare un coro all’interno della casa di reclusione con l’obiettivo di raggiungere un utilizzo consapevole della voce, imparare a interpretare un repertorio di canzoni di vario genere, costruire le basi del canto polifonico e accrescere la conoscenza della musica attraverso ascolti guidati. Soprattutto, vuole essere un modo affinché le detenute possano trarre dalla musica benefici psicofisici.
L’attività, infatti, è pensata come veicolo di coesione sociale per promuovere l’ascolto di se stessi e degli altri, condividere momenti di socialità e imparare a gestire le proprie emozioni. Per partecipare al corso, che prevede un massimo di 15 posti, non sono richieste conoscenze musicali pregresse e le iscritte ad oggi sono quasi una decina.
Il progetto, che prevede un incontro a settimana di due ore per un totale di 31 appuntamenti, si concluderà a giugno. La scelta del repertorio punta a creare un clima sereno, prendendo in considerazione l’origine, le conoscenze linguistiche e i gusti delle partecipanti. Le canzoni proposte includono il genere gospel-spiritual e la world music, caratterizzati dalla facilità di apprendimento. Il corso è tenuto dalla maestra Irene Broz, dei Cantori Veneziani, che già lo scorso anno ha avviato, sempre grazie alla Fondazione Trevisanato, un coro alla scuola elementare Cesare Battisti di Mestre, nota per la presenza multietnica degli scolari.
«L’anno scorso avevamo iniziato con una prima elementare, quest’anno invece sono coinvolte cinque classi di seconda. Il progetto piace molto a bambini, insegnanti e genitori», spiega Elisa Andreoli, referente per la Fondazione Elena Trevisanato.
La decisione di espandere il progetto anche all’interno del carcere femminile è nata dopo che la presidente della Fondazione, Lilliana Trevisanato, ha raccontato l’esperienza a Maria Voltolina, presidente dell’associazione Il Granello di Senape, entrambe parte della Vetrina del Volontariato.
Particolarità del progetto è l’ispirazione, da parte dell’insegnante, ad alcuni principi del metodo Kodály. «In questo caso – spiega l’insegnante – non trattandosi di un percorso di alfabetizzazione musicale, seguo alcuni principi come il lavoro sull’intonazione a partire dall’ascolto e l’attivazione corporea». L’apprendimento avviene sul piano uditivo, visivo e gestuale, coinvolgendo il corpo per la memorizzazione del repertorio.
«Le detenute – aggiunge Elisa Andreoli – hanno già imparato parte del repertorio e l’8 marzo faranno una piccola rappresentazione all’interno del carcere. Piano piano speriamo che il corso raggiunga il massimo delle iscritte. Se il riscontro continuerà a essere positivo, l’idea è di proseguire l’attività anche in futuro, come abbiamo fatto con la scuola di Mestre».
Francesca Catalano
