Sono ricomparsi i tritoni d’acqua dolce e anche i gamberetti. È uno dei risultati più evidenti del nuovo bosco di Moranzani, creato ormai da tre anni nell’area vicino a Malcontenta e gestito da Fondazione Emma.
Il bosco, creato con l’obiettivo di essere accessibile a tutti, nasce da un’idea sviluppata da Fondazione Emma e da Etifor, B-Corp spinoff dell’università degli Studi di Padova, con il patrocinio della Città Metropolitana di Venezia e con il contributo di Volksbank.
«Fino a tre anni fa – afferma il presidente di Fondazione Emma, Stefano Marangoni – queste specie faunistiche erano assenti o molto rare in zona. l’uso L’uso di diserbanti e di prodotti antiparassitari in terreni che fino ad allora erano coltivati secondo logiche industriali rendeva quasi impossibile la vita a questi animali. Adesso sono tornati. Inoltre, dal punto di vista della flora, c’è una notevole varietà di specie che normalmente non si vedono nei terreni adiacenti ed è indubbiamente favorita la biodiversità».
Nel bosco Moranzani sono state piantumate circa 5.300 piante: si tratta di aceri, carpini, lecci, olmi, querce, frassini – tutti alberi ad alto fusto. Poi ci sono arbusti come cornioli, pallon di maggio, biancospini, sambuchi…
«Alberi ed arbusti – riprende Marangoni – nonostante siano ancora molto giovani stanno bene. L’accrescimento è ottimo, anche se adesso risentono della scarsità di pioggia. La valutazione sull’eventuale sostituzione di alcune piante sarà fatta a fine stagione estiva, quando – se avranno problemi gravi di stress idrico – qualche pianta potrebbe essere sostituita se sarà morta. Fondazione Emma è in collegamento con la ditta che fa le manutenzioni».
La difficoltà maggiore pensando al futuro e alla buona prosecuzione del progetto? «In questo momento il bosco non ha grosse difficoltà; anzi, passati i primi anni in cui gli alberi hanno la maggior probabilità di non attecchimento, queste piante hanno la vita spianata e Fondazione Emma non vede problematiche nella gestione del bosco. L’unica cosa che bisogna riuscire a diffondere è il buon comportamento delle persone che accedono al bosco, che è aperto a tutti. I visitatori, infatti, devono avere un comportamento adeguato, rispettare le indicazioni esposte nella cartellonistica ed evitare di lasciare immondizia. Questa – conclude Marangoni – è forse sarà la parte più difficile: cioè il trasmettere come ci si comporta all’interno di un’area naturalistica».
Marco Monaco
