«Quest’anno sono 40 anni esatti che curo l’allestimento del presepe del Convento dei frati Cappuccini di Mestre in via Olivi – racconta padre Oreste Franzetti, il maestro presepista che da Gorizia rinnova il suo impegno ogni dicembre – ma la mia passione per questa attività è ancora più lontana: risale a quando ero un bambino e con mio papà, nel paesino di Varano Borghi, in provincia di Varese, realizzavamo la rappresentazione della Natività, andando insieme alla ricerca del muschio e lasciando a me il compito di disporre le statuine».
Lo stesso sguardo, che ha fatto innamorare il religioso di questa pratica per raccontare la nascita di Gesù, si rinnova in tanti altri, sia di adulti che di piccini, che restano affascinati nel vedere il grande presepio aperto al pubblico negli spazi dei francescani mestrini.
«Quella di Mestre per il presepe è una lunga e sentita tradizione», aggiunge il sacerdote francescano. «Quando sono arrivato qui per la prima volta nel 1981 come sacrestano, c’era già un gruppo di ragazzi che assieme a padre Sigismondo Lazzarin realizzavano il presepio. Io mi limitavo ad aiutare, reduce della mia passione d’infanzia, ma una volta cresciuti i ragazzi nel 1985 ci siamo ritrovati solo io e frate Danilo a mantenere questa tradizione. È così che da quell’anno non ho più smesso – e ormai sono 40 anni. E nemmeno quando mi sono trasferito in altre strutture i confratelli non hanno smesso di chiedermi aiuto e i miei superiori mi hanno sempre concesso di occuparmi del presepe attraverso piccole trasferte. Una volta era molto più impegnativo perché la sala in cui viene allestito ospitava anche mostre per cui andava interamente smontato, mentre oggi la struttura di legno che lo sorregge resta al suo posto tutto l’anno».
«Così da molti anni mi reco volentieri a Mestre e col supporto fidato di fra’ Leopoldo, che nonostante non sia più un giovanotto non si risparmia ad aiutarmi a realizzare la rappresentazione della nascita di Gesù, realizziamo la rappresentazione», spiega padre Oreste. «Di recente proprio grazie al suo stimolo abbiamo inserito statue meccanizzate e convertito quasi tutte le lampade con luci a led, per rendere il presepe meno energivoro e più sostenibile. Quello di Mestre è il più grande che realizzo ma ne ho creati poi in tutti i conventi dove sono stato e ne costruisco da zero una trentina nell’arco dell’intero anno, senza sosta. Lo faccio sia perché mi piace, sia perché con il ricavato della vendita contribuisco a finanziare le missioni del convento e della diocesi in cui sono impegnato».
Quello di padre Oreste è quindi un impegno quasi giornaliero, una sorta di seconda “professione” accanto a quella religiosa, tanto da essere membro dell’Associazione Nazionale Amici del Presepio: «La mia è una passione, ma anche un atto di fede: creo presepi perché trovo che la loro magia sia quella di riuscire a comunicare in modo efficace la Natività, stimolando così la spiritualità che c’è in ognuno di noi, magari anche facendo venire voglia di fermarsi e dedicare una preghiera. In un momento storico in cui è tutto molto veloce e fluido, qualcosa come il presepe, un simbolo immediato ma dai significati profondi, penso che possa essere ancora un valido strumento per ricordare il senso profondo del Natale. Vedo che ai bambini piace ancora tanto ed è una delle poche occasioni che riunisce le famiglie, sia per farlo che per andare a vedere quelli di grandi dimensioni, come quello di Mestre».
Massimiliano Moschin
