Mezzo secolo in musica per la Polifonica Benedetto Marcello, celebrati sabato scorso con un concerto al Teatro Kolbe di Mestre dedicato a due autori tra i principali della musica sacra barocca: Vivaldi e Händel.
Il coro è formato oggi da una cinquantina di elementi suddiviso in quattro sezioni – soprani, contralti, tenori, bassi – abbracciando le età più disparate. Dai 25 ai 70 anni, con componenti che il gruppo lo hanno visto nascere (o quasi), come nel caso di Valter Penzo, che l’altra sera ha festeggiato proprio i suoi cinque decenni trascorsi in una formazione corale fondata, assieme al Centro culturale Kolbe, da padre Francesco Ruffato, scomparso nel 2024. «La Polifonica – racconta il maestro Alessandro Toffolo, alla guida del coro dal 2005 – è una “costola” del Centro culturale, sin da subito distintosi per l’esecuzione di repertori piuttosto ambiziosi e all’epoca rari, come il “Messiah” di Händel. In origine si dedicavano a brani classici del ‘700 e ‘800 e, in modo particolare, del ‘600 e ‘700: quando sono arrivato io ho cercato di esplorare anche altre epoche, visto che il numero dei coristi lo permetteva».
Di Mira, 53 anni, Toffolo ha studiato composizione e direzione d’orchestra e di coro; insegna e scrive anche opere brevi per la didattica. Un ringraziamento particolare lo rivolge alla parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Carpenedo, dove il gruppo si riunisce per le prove due volte alla settimana, e al parroco don Gianni Antoniazzi per gli spazi concessi. «Siamo stati accolti come fossimo di casa», commenta il maestro, colui che ha dato vita al coro di voci bianche (Kolbe children’s choir) nel 2008 e in seguito a quello giovanile, che confluiscono anch’essi nell’associazione culturale “Kolbe arte e musica”.
«La Polifonica non è mai stata formata da professionisti. Insieme ad altre realtà facciamo sempre più fatica a organizzare concerti – è la nota amara di Toffolo – poiché i fondi destinati al nostro settore sono sempre meno, come pure le sponsorizzazioni. La nostra si è mantenuta solida, ma molte formazioni corali si stanno via via riducendo e, col Covid, qualcuna è addirittura sparita».
La sfida? Contagiare i giovani. La musica? Un privilegio e un collante straordinario. Ancora più dello sport. Ne è convinto Toffolo, che tuttavia sottolinea come un certo tipo di proposta musicale, al giorno d’oggi, «sia lontana dalla cultura di massa e da ciò che i media ci propinano. La qualità della musica è ormai sempre più bassa, con la conseguenza che chi si rifà alla tradizione classica fa più fatica a raggiungere le nuove generazioni. È pur vero però (e noi ne siamo un esempio) che i giovani, se contagiati dalla bellezza e armonia che essa trasmette, difficilmente lasciano il gruppo. Con la voce si può arrivare alle più ampie sfumature musicali che nemmeno gli strumenti riescono a raggiungere: la musica fa imparare a convivere con gli altri e fa apprezzare la ricchezza delle diversità».
Un’esperienza aperta a tutti. La Polifonica è aperta a tutti, purché abbiano una predisposizione al canto, e al suo interno – una particolarità voluta da padre Francesco – vi sono quattro capi sezione che aiutano il maestro nella preparazione del coro. Tanti gli appuntamenti musicali proposti nell’arco dell’anno, in tutto il Veneto, specie nel periodo invernale e primaverile. E tra i momenti rimasti più nel cuore di altri, Toffolo ricorda il concerto al Santo di Padova, nel 2017, per i cent’anni della Milizia dell’Immacolata, e le sinergie avviate con La Fenice.
Poi l’auspicio: «L’anno prossimo mi piacerebbe rilanciare l’iniziativa “Città che canta”: consiste in varie realtà corali del territorio che si riuniscono per proporre insieme un determinato repertorio. Saremmo felici di esserne i promotori».
Marta Gasparon
