Diciotto spedizioni in giro per il mondo, dall’Argentina al Pakistan, dal Tibet alla Bolivia. E ancora, Alaska, Ecuador, Nepal, Norvegia, Perù, Russia. Sono questi i numeri dei cinquant’anni di passione di una vita di Anna Grego, alpinista vicentina, attualmente membro del gruppo rocciatori Renato Casorotto, della sezione di Vicenza del Club Alpino Italiano. «Fin da piccola ho iniziato ad andare in montagna e da lei mi sono sentita accolta ed abbracciata: mi ha fatto da seconda madre, in momenti difficili della mia vita». «Poi» continua l’alpinista «mi ha insegnato una cosa semplice: non importa quanto tu sia forte quando sali, ma importa cosa fai quando cadi. Io ho scelto di risalire, ogni volta. E se c’è una cosa che auguro a chi mi ascolta è di trovare la propria montagna ed il coraggio di non smettere mai di salirla».

Ed è con la consapevolezza del valore che la montagna abbia per lei che Anna Grego ha deciso di raccontare la sua passione e, di fatto, di raccontarsi attraverso un video, Passi Verticali – viaggio di una donna tra le montagne del mondo e quelle dell’anima, presentata e discussa in una delle serate della rassegna I mercoledì del CAI, organizzata dalla Sezione di Mestre, mercoledì 29, presso la sede di Via Fiume. Un resoconto, realizzato assieme ad un amico scalatore, attraverso parole ed immagini «del mio cammino in montagna e di cosa sia stato fare alpinismo femminile al mio tempo», con un messaggio chiaro: «una passione può salvarti. E per la montagna ha significato questo». Pur nelle difficoltà. Come la volta che, rottasi una clessidra, «ho fatto 25 metri di caduta, con frattura di bacino ed altre problematiche. Da quell’incidente ci ho messo un po’ a riprendermi e, ancora adesso, sento che il trauma è rimasto; ma ho imparato a non vergognarmi di dire di avere paura: non sminuisce le capacità di una persona». O l’ascesa al McKinley, in Alaska, in un contesto particolarmente proibitivo: «Mentre in Himalaya puoi contare su portatori, sherpa e balìi, ed animali come yak e muli, in Alaska no: si è costantemente in un ambiente glaciale, senza aiuti, con il tuo zaino e la tua slitta, e si dorme solo in tenda con temperature che raggiungono i -40, -45 gradi. Ma è stata una soddisfazione, dopo alcune sconfitte in Himalaya».
Il video, si diceva, vuole anche raccontare cosa significhi essere stata ed essere tutt’ora donna nell’alpinismo. «All’inizio significava essere spesso guardata con scetticismo per quello che riuscivo a fare. Ora, fortunatamente, vedo più possibilità per i giovani e le giovani, mentre prima, quando ho iniziato, mi sono sempre sentita dire: “Devi fare esperienza, sei troppo giovane…”. Che è vero, ma è anche vero che se uno non parte mai, non impara mai. E c’è da dire che ho sempre fatto fatica a trovare figure femminili a fianco a me».
Carlo Millino
