Sono trascorsi ottant’anni da quando è stata istituita la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice alla Gazzera. Un anniversario che la comunità cristiana intende ricordare con alcune iniziative. Una prima è stata sabato 25 aprile, proprio il giorno dell’istituzione della parrocchia, otto decenni fa: il parroco don Marco De Rossi ha celebrato una Messa.
Domenica 24 maggio, poi, festa della patrona Santa Maria Ausiliatrice, sarà il Patriarca Francesco a fare visita e a sottolineare storia e attualità della parrocchia. Realtà di fede e di relazione che ha una storia lunghissima, ben oltre gli ultimi ottant’anni, come ricorda Roberto Stevanato, parrocchiano, docente universitario e presidente del Centro Studi storici di Mestre.
La storia della Gazzera, infatti, affonda le sue radici in un passato lontanissimo, ben prima che i confini urbani si dilatassero fino a inglobarla. Il nome stesso con cui la conosciamo oggi è il frutto di un’evoluzione secolare di luoghi che, nel Medioevo, erano identificati come Paureliano e Brentulo (le odierne Perlan e Brendole).
Le origini: tra nobili e oratori di campagna. La prima traccia documentale risale addirittura al 13 novembre 994, quando un diploma dell’imperatore Ottone III cita espressamente queste località. Per secoli, la vita della zona si è snodata attorno alla gestione delle «Regole» — forme di amministrazione del territorio rurale — e a una religiosità raccolta in piccoli oratori privati, spesso legati alle ville della nobiltà veneziana e terriera.
Già nel Seicento si ha testimonianza di una cappellina dal tetto di paglia in località Brendole, ma è il Settecento a segnare il paesaggio con la costruzione di oratori più strutturati, come quello della Beata Vergine del Carmine e, soprattutto, l’oratorio di San Francesco, di proprietà della famiglia Paganello. Quest’ultimo diventerà il fulcro della futura identità della zona: nel 1843, il Vescovo di Treviso vi istituì la prima «Cappellania», dando di fatto il via a una parziale autonomia religiosa per gli abitanti della Gazzera, che fino ad allora dipendevano direttamente dal Duomo di Mestre.
Il Novecento e la svolta del 1946. Il secolo scorso ha visto la Gazzera trasformarsi radicalmente. Cent’anni fa, nel 1926, il Vescovo di Treviso Mons. Giacinto Longhin istituisce la Curazìa di Gazzera. Un passaggio fondamentale avviene poi nel 1927, quando la giurisdizione ecclesiastica passa dalla Diocesi di Treviso al Patriarcato di Venezia. Ma è nel secondo dopoguerra, in un clima di ricostruzione e speranza, che la comunità trova la sua definitiva consacrazione.
Il 25 aprile 1946 rappresenta la data spartiacque per la storia locale: viene ufficialmente istituita la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice.
Non si trattò solo di una decisione burocratica, ma dell’inizio di una nuova fase di coesione sociale. Il primo parroco, don Iginio Benedetti, si trovò a guidare una comunità che cresceva rapidamente. Pochi anni dopo, il Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli (il futuro San Giovanni XXIII) comprese la necessità di spazi più ampi per questa popolazione in aumento: fu lui, nel settembre del 1955, a benedire la prima pietra della nuova chiesa e a inaugurarla l’anno successivo, definendo l’assetto architettonico che ancora oggi caratterizza il centro della località.
Verso il futuro: un secolo di identità. Dagli anni Cinquanta a oggi, la parrocchia è stata il motore di numerose iniziative: la nascita dell’asilo San Giovanni Bosco, l’inaugurazione del patronato e la valorizzazione culturale di Forte Gazzera. La figura di don Luigi Stecca, che ha guidato la comunità per venticinque anni, rimane tra le più care nella memoria dei residenti, simbolo di una dedizione che ha attraversato i decenni. Poi don Ottavio Trevisanato e l’attuale pastore, don Marco De Rossi.
Oggi, nel 2026, la Gazzera si ritrova a celebrare una serie di anniversari eccezionali che ne riassumono il cammino: gli 80 anni dall’istituzione della parrocchia, i 100 anni dalla creazione della Curazia e i 70 dalla benedizione della chiesa «nuova». Una cronologia che testimonia come una piccola località rurale sia diventata, in un millennio, un quartiere dall’identità forte e radicata. (G.M.)
