Entusiasmo, partecipazione e un piccolo bagaglio di competenze da custodire per «essere più indipendenti» e «non pesare su figli e nipoti».
Si è concluso lo scorso marzo il ciclo di incontri promosso dall’associazione Pax Tibi di Favaro Veneto nell’ambito del progetto “Educazione alla vita digitale… non è mai troppo tardi”, che aveva partecipato al crowdfunding civico del Comune di Venezia raggiungendo (anzi superando) l’obiettivo di 2.814 euro: erano stati raccolti, attraverso la raccolta fondi sulla piattaforma Produzioni dal Basso, quasi 3.500 euro e il Comune era intervenuto finanziando il restante 50%, come da regolamento. Denaro che è servito per acquistare pc e materiale informatico ma soprattutto per organizzare corsi di alfabetizzazione digitale destinati agli anziani, ma non necessariamente.
«È una leggenda metropolitana che tutti gli under 60 sappiano usare il computer. Abbiamo avuto dei corsisti che non sapevano accenderli», dice Oriana Turetta, presidente di Pax Tibi, associazione che dal 2021 assiste anziani e fragili nel disbrigo di pratiche sanitarie e fa loro da tramite con i medici di base dell’ambulatorio La Piazza. Il paradosso è che lo smartphone lo usano eccome ma per stare sui social, telefonare, “smanettare” su Whatsapp ma non sanno scrivere e mandare una mail, scaricare e salvare un documento, consultare il proprio fascicolo sanitario, contattare il medico sul portale dedicato.
Da qui il progetto finanziato col crowdfunding: presso la sede di Pax Tibi (via Triestina 50/3) si sono tenuti otto corsi di otto ore ciascuno, per un totale di 64 ore. La frequenza era di due pomeriggi a settimana, in due turni, e terminato il primo “round” di corsisti il programma ripartiva da zero con altre persone. Si è puntato sulla qualità e non sulla quantità: le classi erano formate da sei alunni di modo che l’insegnante, un giovane informatico, potesse seguire tutti al meglio. «All’inizio erano un po’ titubanti – spiega Turetta – ma il docente ha saputo coinvolgerli e farli sentire a proprio agio». Non tutti si conoscevano e ne è nata un’amicizia; fra gli oltre 40 partecipanti, anche due persone straniere e qualcuno residente a Marghera. «Li ho visti attenti, partecipi, hanno ritrovato fiducia in se stessi», aggiunge la presidente. «Ci hanno già chiesto se abbiamo in programma qualche altro corso».
Ma il problema per una piccola associazione sono i fondi: «Per il momento continuiamo con il nostro servizio di volontariato».
Lo sportello segue una media di 50-60 persone, in prevalenza anziani e assistiti dell’ambulatorio La Piazza. Con il tempo è diventato un punto di ascolto importante: «Vengono qui anche per sfogarsi e fare due ciacole», racconta Nadia Gattolin, una volontaria. «Ci dicono che è sempre più complicato parlare con il medico di base, non capiscono cosa c’è scritto sulla ricetta e tanti altri disagi che noi cerchiamo di mediare. Ascoltiamo e indirizziamo». I tempi sono cambiati da quando “el dotor” era sempre reperibile: «I medici sono pochi e con sempre più pazienti – spiega Gattolin –. Io non do la colpa a nessuno ma dal Covid in poi c’è sempre più fretta: di aggiornare, automatizzare il servizio, perdere meno tempo possibile. Ma per il cambiamento ci vuole tempo, i nonni hanno bisogno di essere accompagnati». Fra i protagonisti di questa partita, infine, i familiari che non sempre sono al corrente del quadro clinico e intervengono solo «quando l’anziano ha l’acqua alla gola. Manca la comunicazione da ambo le parti e il tempo, sono schiacciati da mille impegni».
Da ottobre Pax Tibi metterà a disposizione dei suoi soci l’abbonamento a un quotidiano digitale, consultabile da pc presso la sede dell’associazione.
Anna Maselli
