Continuano a crescere gli associati alla Giovane Montagna di Mestre: nel 2021 erano 125, nel 2022 erano 150 e nel 2025 sono quasi 200.
«Ciò che conta non è tanto il numero dei 200 soci, ma l’entusiasmo che siamo riusciti a promuovere», spiega Alberto Miggiani, dal 2018 presidente della Giovane Montagna di Mestre. «In occasione delle escursioni di dieci anni fa la partecipazione era di 5-7 persone, adesso si va via in 20-25. Ho calcolato che in 52 settimane abbiamo organizzato 48 uscite, praticamente una alla settimana. Ne facevamo una il sabato o la domenica, ogni 15 giorni. Però poi i soci dicono: “è beltempo, perché non andiamo via?”, e alla fine andiamo via sempre. Nel periodo tra giugno e settembre siamo andati via tutte le settimane».

Poi c’è il gruppo delle ferrate, «che tre anni fa si stava formando: adesso siamo in 38. In questo caso abbiamo organizzato più di 20 uscite in un anno. E queste ferrate, che avvengono anche a metà settimana, nel periodo tra luglio e agosto, cominciano a maggio. Da maggio a settembre vuol dire uscire praticamente ogni settimana».
Il post-Covid ha dato una grande spinta alla montagna. Prima si andava solo qualche giorno, prediligendo la spiaggia. Adesso invece i luoghi di montagna registrano un numero alto di persone e ci sono anche gli eccessi, legati all’overtourism. Da una parte è un bene, dall’altro no, perché c’è tanta gente che fatica a comprendere che la montagna non è un parco giochi. «Noi, come Giovane Montagna, – afferma Miggiani – prediligiamo percorsi che non siano i soliti, quelli cioè che richiamano tanti escursionisti. Ritrovarsi in una sorta di processione non va bene, questa non è la montagna a cui noi aspiriamo, per la quale bisogna avere rispetto. Significa per esempio che, se c’è brutto tempo, è meglio rimanere a casa. Altri invece dicono “abbiamo deciso di andarci e andiamo”. Ma bisogna pensare anche alla sicurezza di tutti. Si va in montagna per la passione che si ha, ma anche per condividere dei valori, come la fraternità, e per recitare una preghiera in cima…».
L’overtourism è legato a doppio filo anche agli influencer: «Quando ce n’è uno che parla e 10 mila persone si muovono per andare nella località indicata, quello non è il nostro fare montagna. L’influencer dovrebbe dire “vestitevi in maniera adeguata, mettetevi gli scarponi giusti”. Bisognerebbe ricordare che se sbagli e metti un piede in fallo, vai giù, anche se il sentiero è facile. Non esiste la facilità in montagna». Quest’anno è stato organizzato un trekking di quattro giorni sui Monti Sibillini e la cosa è stata particolarmente apprezzata. Tanto che, per il 2026, la Giovane Montagna sta pensando di raddoppiare la proposta. Se ne farà uno a metà luglio, prima del Redentore, in Val di Mello, vicino a Sondrio, e un altro a settembre, forse sul Gran Sasso.
Negli ultimi dieci anni c’è stato un cambiamento netto: «Prima, per salire in cima e recitare una preghiera, c’era quasi timore. Oggi invece il capocordata dice: “ricordatevi che dobbiamo trovare un bel posto dove recitare una preghiera” e spesso – aggiunge Miggiani – mi sento dire dal nostro accompagnatore dell’escursione “sì, sì, ci ho pensato anch’io e avrei in mente quel tal posto”. Oppure, meglio ancora, ci sono tanti soci che mi dicono “ma non recitiamo una preghiera?”. Ricordo che la Giovane Montagna è un’associazione di ispirazione cattolica, ma non per questo è selettiva. Dico semplicemente: questa è un’associazione di ispirazione cattolica e in montagna preghiamo, oppure ci troviamo per celebrare insieme la Messa di Natale. Se ci credi reciti con noi la preghiera, altrimenti stai per qualche istante in disparte. Negli ultimi dieci anni c’è stato un crescendo di partecipazione».
Un’altra bella cosa che fa la Giovane Montagna di Mestre è la consegna della tessera alla prima uscita utile: il momento di adesione all’associazione. In passato succedeva che ci si recava in sede, si pagava la quota e si riceveva la tessera. Oggi invece è consuetudine che la si consegni di fronte a tutti gli altri, alla prima uscita utile: è un momento per stare insieme, per scattarsi una foto. Un’occasione di condivisione e di accoglienza.
Anche quest’anno ci sarà la Messa di Natale della Giovane Montagna mestrina: sarà alle 15.30, domenica 21 dicembre, presso la sede dell’associazione in via Gazzera Bassa 2A. Poi ci sarà la possibilità di comprare dei prodotti che vengono fatti in Nepal; gli introiti sosterranno l’associazione Anuman onlus, che si occupa di scuole e di interventi lì. Ci sarà anche lo svelamento del presepio, che si organizza ogni anno, dal 2018, nel giardino, visibile dalla strada. E un progetto per il 2026? «Stiamo cercando di creare anche un gruppo di sci-alpinisti».
Marco Monaco
