«Nella mia azienda, la Frassina, siamo riusciti a produrre mediamente più di 11 tonnellate di saccarosio per ettaro, con punte di 14 tonnellate con le varietà più performanti, contro una media di stabilimento che si attesta intorno alle 8,87 tonnellate. Questo significa che il territorio della Venezia orientale è un bacino di sicuro interesse per l’approvvigionamento degli zuccherifici. Permane tristemente il problema dell’elevato costo del trasporto».
Lo dice Carlo Pasti, agronomo, che nella sua azienda La Frassina, in località Marango di Caorle, coltiva ben 100 ettari di barbabietole ed è socio della cooperativa di produttori COPROB.

«I conti sono presto fatti – continua Carlo Pasti -. Da un’indagine interna tra i soci coltivatori, risulta che i costi di produzione annuali si attestano attorno ai 2500/2800 euro per ettaro, che è più o meno il ricavo della vendita delle barbabietole: in queste condizioni è evidente che l’agricoltore non può farcela. O riusciamo ad aumentare la produzione per ettaro oppure la coltura verrà abbandonata. Bisognerà fare interventi importanti anche nello zuccherificio di Pontelongo (nel Padovano) per abbassare i costi industriali e permettere di liquidare le bietole a prezzi più interessanti per i produttori. Anche la politica dovrebbe fare la sua parte finanziando il mantenimento della filiera zucchero italiana: senza l’aiuto politico difficilmente riusciremo a proseguire».
Lo zucchero che finisce sulle nostre tavole, infatti, per il 70% viene dall’estero. In questo contesto molto difficile il Veneto e l’Emilia Romagna si distinguono, grazie a COPROB, cooperativa di produttori che hanno scelto di puntare sul valore aggiunto dello zucchero italiano.
COPROB è così l’unica filiera di zucchero 100% italiano con una produzione potenziale di 280.000 tonnellate/anno, ma negli ultimi anni il dato è più basso per la scarsa propensione degli agricoltori a coltivare bietola.
Gli scenari sono sempre più complessi anche a causa dei cambiamenti climatici che favoriscono la comparsa di nuove malattie. «Alcuni insetti ci sono da sempre – riprende Pasti – ma la loro popolazione veniva controllata con fitofarmaci oggi non più utilizzabili e non sostituiti da dispositivi altrettanto efficaci. Questo è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma anche altri paesi europei. Assistiamo anche a fenomeni nuovii: alla fine della scorsa estate si è registrato un attacco da parte di un bruco particolarmente vorace (il lepidottero Spodoptera Exigua). Non ci sono dati chiari, poiché gli attacchi del bruco si sono verificati a macchia di leopardo. Posso dire che dove il bruco ha colpito il calo di produzione si è avvicinato al 50%, perché dopo l’attacco le bietole hanno finito di produrre zucchero e sono semplicemente “sopravvissute”. Il cambiamento climatico sta influendo pesantemente sulle condizioni delle colture nei nostri campi, e purtroppo le armi a nostra disposizione per porvi rimedio sono osteggiate dalla popolazione e dalla politica».
La soluzione, secondo Pasti, si basa sul miglioramento genetico con le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA).
Le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) sono tecniche innovative che mirano a migliorare la resistenza delle piante a malattie, stress climatici e parassiti. Queste tecniche, che includono editing genomico e cisgenesi, permettono di intervenire in modo specifico e preciso sul genoma delle piante senza ricorrere alla transgenesi. Le TEA sono considerate un’opzione strategica per l’agricoltura italiana, in particolare per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla siccità. Le TEA sono state approvate in Italia per sperimentazioni in campo, consentendo di testare queste tecnologie in condizioni reali.
«Le TEA offrono vantaggi significativi, come la capacità di produrre piante più resistenti e nutritive, riducendo il ricorso ai fitofarmaci e migliorando la resilienza alle avversità – conclude Carlo Pasti -. Queste tecnologie rappresentano una rivoluzione per l’agricoltura, contribuendo a garantire un approvvigionamento alimentare sufficiente e di qualità, senza compromettere gli obiettivi di sostenibilità ambientale».
