Nonostante un contesto internazionale ancora segnato dall’instabilità, il mercato del lavoro veneto apre il 2026 con un segno positivo. Tra gennaio e febbraio si registra un incremento di 7.200 posti di lavoro dipendente, un dato che conferma la tenuta del sistema pur evidenziando un rallentamento rispetto allo scorso anno (+10.900 nel 2025).
Il rallentamento della crescita occupazionale è dovuto a un aumento delle cessazioni (+7%) che ha superato quello delle assunzioni (+3%), una dinamica particolarmente evidente nei rapporti a tempo determinato. I contratti a tempo indeterminato mantengono un saldo positivo, sebbene le assunzioni segnino un lieve calo (-2%) rispetto al 2025, mentre l’apprendistato registra una leggera flessione con un saldo di -80 posizioni lavorative. I dati disponibili sui contratti in somministrazione mostrano un andamento stabile e in linea con l’anno precedente, con +600 posti e quasi 11.000 assunzioni.
La domanda di lavoro si dimostra in crescita per entrambi i generi e per tutte le classi di età. Emergono tuttavia alcuni segnali di mutamento: calano le assunzioni del 2% per i lavoratori stranieri e diminuiscono le attivazioni ad orario ridotto (-2%), ma l’incidenza sul totale resta elevata (24,8%), raggiungendo il 45% tra le donne.
Il bilancio è positivo in tutte le province, ma due territori spiccano per dinamismo nelle assunzioni:
- Belluno (+290 posizioni, +17% assunzioni): Trainata dai preparativi per i Giochi Olimpici Invernali e dai processi di riorganizzazione nell’occhialeria.
- Venezia (+1.890 posizioni, +16% assunzioni): Spinta da un picco di contratti di breve durata nel settore cinematografico.
I saldi occupazionali nelle altre province vedono in cima alla classifica per volumi assoluti Verona (+1.960), seguita da Venezia e Padova (+920). Chiudono il quadro Treviso (+880), Vicenza (+830) e Rovigo (+440).
Sebbene tutti i macro-settori siano in attivo, i volumi risultano meno favorevoli rispetto al medesimo periodo del 2025:
- Industria (+4.400 posti): con un aumento di domanda nel settore metalmeccanico e dei comparti del Made in Italy, in particolare l’occhialeria. Segna il passo l’edilizia, dove le assunzioni calano dell’11%.
- Servizi (+1.900 posti): con una crescita della domanda nel turismo, nell’editoria e nella cultura (+7%), ma l’alto volume di cessazioni legate alle scadenze dei contratti a termine (+10%) limita il saldo finale. In controtendenza positiva i servizi di pulizia.
- Agricoltura (+900 posti): il settore primario registra una frenata delle assunzioni (-5%) rispetto allo scorso anno.
