La Campagna felice è il nome che Cristina Bano, archicoltrice (termine che sintetizza l’anima di architetto e agricoltrice) ha dato all’azienda agricola, situata nell’area di Dolo, ereditata dai nonni, a cui ha dato nuova vita con il marito Romeo Miazzo.
«La bellezza sboccia in ogni stagione, come l’albero di noce tipico della pianura veneta, nonché prima pianta che abbiamo piantato Romeo ed io, simbolo del nuovo inizio di questa azienda agricola lasciata in eredità dai miei nonni, poi trasformata ed evoluta, ma mantenendo l’anima rurale che la caratterizzava», racconta Cristina Bano, 56 anni. «Oggi io e Romeo, che è perito agrario, entrambi con famiglie di origine contadina, abbiamo costituito una società agricola semplice che si chiama La Campagna felice: coltiviamo ortaggi, seminativi, piante aromatiche e officinali. Nel corpo fondiario principale, al confine tra Dolo e Paluello, e in corpi fondiari staccati, per un totale di 22 ettari».
“L’azienda agricola La Campagna felice è nata infatti nel maggio 2023, quando sono terminati i lavori di restauro del casolare – spiega Cristina Bano –. Allora era ancora in vita mio papà Roberto Bano, agronomo, titolare della omonima ditta individuale in cui coltivava seminativi. Io e mio marito Romeo poi abbiamo costituito una società agricola semplice, con i nostri nomi, nel gennaio del 2025. Non abbiamo dipendenti, vogliamo semplicemente vivere di questa azienda, di questa terra, coltivando la gioia e trasmettendola. Non ci interessano grandi numeri, a dire il vero non li vogliamo. Cerchiamo che arrivino persone “sensibili” che comprendono, condividono, entrano in contatto con la nostra azienda ed escono felici».
L’azienda si compone di tre corpi fondiari. Il principale è a confine tra Dolo e Paluello di Stra, lungo il Naviglio Brenta: 12 ettari, tra seminativi, orto (1.500 mq), officinali (500 mq), frutteto (2.000 mq), prato e alberi. Qui si trovano:
– il casolare, cuore dell’azienda agricola, recuperato di recente, assieme all’annesso agricolo per il ricovero di macchine ed attrezzi e il pollaio in muratura;
– la casa di campagna dove vivono i proprietari e si trovano anche due unità ad uso turistico;
– la Botteghetta che è il punto vendita aziendale.
Il secondo corpo fondiario è un terreno a Fiesso d’artico (8 ettari di seminativi) e il terzo un terreno a Vigonza (2,5 ettari di foraggere).
«La Botteghetta è il punto vendita con i nostri prodotti dell’orto, progettato per circa 20 famiglie che forniamo settimanalmente», sottolinea Cristina Bano. «Non vendiamo né nei mercati né nella grande distribuzione. Più avanti la nostra offerta si arricchirà anche dei prodotti trasformati nel nostro laboratorio di Piccola Produzione Locale e di quelli di alcune aziende agricole del territorio con cui collaboriamo, l’obiettivo è riscoprire i sapori e i profumi di una volta».
La casa di campagna, composta anche da due unità ad uso turistico, è il rifugio degli ospiti, avvolto tra il Naviglio Brenta e i campi coltivati.
«Aziende come La Campagna felice sono testimonianza dell’amore per la terra che si trasmette di generazione in generazione, conservando l’eredità di nonni e genitori e vivendo con passione l’avventura dell’agricoltura contemporanea – commenta Stefano Tromboni, presidente di Confagricoltura Venezia -. I problemi che l’agricoltura sta affrontando sono epocali, ma assistere allo sviluppo di aziende fondate su profonde scelte di vita, ci fa ben sperare, nonostante tutte le difficoltà quotidiane».
«L’azienda La Campagna felice ci dimostra come l’agricoltura degli ultimi anni abbia subito una profonda trasformazione ed evoluzione, soprattutto in un contesto in cui la sostenibilità e l’educazione alimentare stanno diventando sempre più importanti – rileva Alessandro Isatti, segretario di Confagricoltura Venezia nella zona della Riviera -. Aziende come quella di Cristina e Romeo offrono esperienze pratiche che permettono ai visitatori, in particolare famiglie e bambini, di apprendere come vengono prodotti gli alimenti e l’importanza di pratiche agricole sostenibili. Questa nuova frontiera non solo aiuta a educare le nuove generazioni sull’importanza dell’agricoltura, ma sostiene anche la biodiversità e promuove stili di vita più salutari».
