Fra il 2019 e il 2023 il Veneto ha accresciuto il proprio Pil del 23,7%. Solo una regione in Europa, quella olandese del “Brabante Nord” ha fatto meglio (+25,7%). Un’altra ventina di aree assimilabili per dimensioni e realtà economiche e sociali sono dietro, comprese quelle tedesche più dinamiche (Colonia, Düsseldorf, Arnsberg, Stoccarda, Alta Baviera, tutte su valori inferiori al 15%), e quelle spagnole e francesi (Catalogna +17%, Loira e Rodano-Alpi +15%).
È uno dei dati rilevanti emersi da un’indagine condotta dalla Cgia di Mestre per conto di Veneto Lavoro.
Il Veneto, inoltre, ha guadagnato dieci posizioni nella classifica complessiva dei 244 territori europei NUTS-2, evidenziando un risultato analogo a quello della Lombardia (+10 posizioni) e superiore all’Emilia-Romagna (+5).
Anche dal punto di vista del mercato del lavoro, gli indicatori sono positivi: il tasso di occupazione è più elevato rispetto sia alla media italiana che a quella dell’Unione Europea, mentre la disoccupazione si attesta tra i livelli più bassi d’Europa, con un tasso del 3,0%, quasi la metà della media UE.
Il Veneto appare quindi come una regione stabile dal punto di vista economico, con particolare dinamicità e vitalità nel settore manifatturiero, anche se non mancano fattori di criticità e di rischio, peraltro comuni a molte regioni italiane ed europee.
Tra questi, in primo luogo, le tendenze demografiche: dal 2019 al 2024 la popolazione residente in Veneto è diminuita dello 0,7%, con un contestuale aumento della componente anziana.
La percentuale di popolazione con almeno 75 anni di età supera il 12%, mentre la quota di over 64 è il doppio rispetto a quella della fascia d’età 0-14 anni, per un indice di vecchiaia superiore al 200%. Una dinamica che avrà un peso sempre maggiore sulle performance economiche, a partire dalla disponibilità di manodopera.
