«Una retta coscienza vi farà fare cose scomode e che probabilmente non vi piaceranno, ma vi farà avere rispetto per gli altri e vi porterà ad essere rispettati e apprezzati dagli altri».
Sono queste alcune delle potenti parole che il Patriarca Francesco ha rivolto ad oltre 150 studenti universitari, che nel pomeriggio di martedì 30 settembre si sono riuniti in seno a Santa Fosca, la casa madre delle residenze diocesane del Centro di Pastorale Universitaria Santa Fosca di Venezia (CPU).
Una visita accolta dai ragazzi con entusiasmo e che, ancora una volta, testimonia un riconoscimento sincero e una gratitudine convinta da parte di tutti quegli studenti fuorisede che, proprio grazie alla Chiesa di Venezia, hanno la possibilità di vivere ogni giorno la proposta di vita comunitaria, di incontro umano e di fede che le Case diocesane offrono loro, all’interno di una città universitaria viva e dinamica come Venezia.
La visita al cantiere per l’ampliamento e l’adeguamento. Con il suo arrivo nel tardo pomeriggio, il Patriarca è stato trascinato all’interno della Casa da un’ondata energica e vitale, fatta di studenti e voci che gli hanno raccontato che cosa significhi per loro vivere Santa Fosca e, soprattutto, dei lavori di ampliamento e adeguamento che a partire da ottobre 2024 sono in corso all’interno della residenza, sotto forma di due cantieri (vedi articolo sotto). Due progetti importanti per la vita della Casa, che permetteranno a lavori ultimati di estendere la proposta di vita comunitaria che da sempre guida e caratterizza Santa Fosca e le altre Case diocesane ad oltre 55 studenti, ricercatori e neolaureati.
L’arrivo del Patriarca nel cuore pulsante del CPU è diventata anche un’importante occasione di incontro e ritrovo degli studenti delle tre case (Santa Fosca e Casa Catecumeni di Venezia e San Michele di Mestre), che attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca hanno potuto vedere riflessi nell’altro i valori della vita comunitaria di cui ogni giorno i ragazzi fanno esperienza vivendo assieme, valori che li accompagnano e indirizzano anche nell’esperienza universitaria e personale al di fuori della Casa.
Il filo conduttore del momento passato assieme agli studenti dopo la visita alla Casa è stato John Henry Newman, filosofo, teologo e cardinale britannico cattolico del diciannovesimo secolo. I ragazzi hanno esplorato e percorso assieme al Patriarca alcuni snodi fondamentali del pensiero di questa personalità affascinante, una figura che, come ha affermato Moraglia, «lascia qualcosa che va oltre il sapere»: è stato infatti grazie alle sue parole che gli studenti hanno potuto riflettere su due temi cardine, quelli della libertà e della coscienza, due pilastri dell’esistenza umana che regolano anche la vita comunitaria di cui fanno esperienza nelle tre case.
Al centro la fiducia. Il Patriarca è partito però da una riflessione profonda sul significato di un altro elemento base per una serena ed autentica vita in comunità, quello della fiducia e dell’importanza fondamentale che questa riveste in un contesto come quello delle tre Case diocesane. «Senza fiducia, nulla ha più senso», ha affermato mons. Moraglia, e in quest’ottica fidarsi vuol dire quindi af-fidarsi all’altro, andargli incontro con atteggiamento di apertura e speranza: quello stesso atteggiamento di cui ogni cristiano dovrebbe fare esperienza attraverso un atto di affidamento a Cristo e di piena fiducia in Lui.
L’incontro con il Patriarca di martedì rappresenta quindi una testimonianza preziosa, simbolo unico di quella riconoscenza profonda che gli studenti universitari manifestano verso la Diocesi di Venezia: è infatti nelle Case che si sono sentiti accolti, ed è questo il luogo in cui hanno scelto di vivere il loro percorso universitario, affidandosi alle esperienze di vita comunitaria, di fede e di scoperta di sé che questi ambienti offrono a chi è capace di porvi fiducia.
Elisa Davoli
