La canonica era fredda. Ricordo questo, prima di tutto. Lui stava lì, con il golf sotto la talare, le mani un po’ rosse per il freddo e i libri consumati agli angoli. Si parlava davanti a un caffè o, qualche volta, a un bicchiere di vino. E a un certo punto della conversazione, quasi sottovoce, come si dicono le cose che non si vogliono trasformare in slogan, lasciava cadere una frase:
«Le idee valgono non per quello che rendono, ma per quello che costano».
Non la spiegava. Magari tornava a versare il vino, cercava un foglio o guardava fuori dalla finestra. Ci ho messo molti anni a capire che dentro quella frase c’era molto più di quanto allora riuscissi a comprendere.
Perché noi siamo abituati a ragionare esattamente al contrario. Ci chiediamo quanto rende una cosa. Se funziona. Se conviene. Se porta risultati, consenso, numeri.
Accade nella politica, nell’informazione, nel lavoro. E, qualche volta, accade anche nella Chiesa, quando ci preoccupiamo molto di sapere quanta gente verrà e un po’ meno di capire se ciò che proponiamo abbia davvero qualcosa da dire alla vita delle persone.
Forse il vecchio prete aveva intuito che il valore delle cose importanti si vede altrove.
Si vede quando cominciano a costare.
Costa dire ciò che pensiamo quando sarebbe più conveniente tacere. Costa mantenere una promessa quando non ci conviene più. Costa perdonare, chiedere scusa, restare accanto a qualcuno quando non abbiamo più niente da ricevere.Oggi, invece, le opinioni costano pochissimo. Ne abbiamo una su tutto: sulla guerra, sulla povertà, sui migranti, sui giovani, sulla Chiesa, sulla politica. Bastano pochi secondi per pronunciare un giudizio e ancora meno per diffonderlo.
Abbiamo moltiplicato le parole e forse ne abbiamo diminuito il peso.
C’è una differenza tra parlare di una cosa e lasciarla entrare nella propria vita. Newman distingueva tra le verità alle quali aderiamo soltanto con la testa e quelle che diventano reali dentro di noi. E Kierkegaard, in fondo, ci ricorda semplicemente che una verità deve diventare anche vita.
Naturalmente non tutto ciò che costa è per questo giusto. Anche un fanatico può sacrificare tutto per un’idea sbagliata. Il dolore non trasforma una menzogna in verità.
Ma il prezzo rivela almeno una cosa: quanto siamo coinvolti in ciò che diciamo.
L’accoglienza diventa vera quando qualcuno entra davvero dalla nostra porta e magari disturba i nostri programmi. La fraternità quando riguarda proprio la persona che facciamo fatica a sopportare. La cura dei poveri quando non consiste soltanto nel dare ciò che avanza, ma ci chiede di cambiare almeno qualcosa delle nostre priorità.
È allora che le idee smettono di essere soltanto parole.
E vale anche nella vita civile. Una politica torna credibile quando qualcuno è disposto a perdere consenso pur di non tradire un principio. Un giornalista, un medico, un insegnante conoscono il valore del proprio mestiere anche quando fare bene ciò che devono fare diventa scomodo.
Persino la libertà che oggi consideriamo normale racconta la stessa storia. Noi l’abbiamo ricevuta gratuitamente, ma gratuita non è stata. Altri l’hanno pagata con il carcere, con l’emarginazione, con la paura, qualcuno persino con la vita. Noi ne raccogliamo i frutti. Altri ne hanno sostenuto il costo.
Per un cristiano tutto questo porta inevitabilmente alla croce. Il cristianesimo, prima ancora di essere un insieme di idee, racconta un Dio che non si è limitato a parlare dell’amore. Lo ha vissuto fino alle conseguenze estreme.
«A caro prezzo siete stati comprati», scrive Paolo.
Bonhoeffer parlava della “grazia a buon mercato”: un cristianesimo che consola senza cambiare nulla, che parla molto e non chiede più niente alla vita. Lui quelle parole le avrebbe poi pagate personalmente, fino alla morte.
Ma non occorre essere martiri per conoscere il prezzo delle idee. Lo conosce chi mantiene una parola data, chi si prende cura di qualcuno senza ricevere nulla in cambio, chi non abbandona un amico quando quell’amicizia diventa difficile, chi continua a fare bene il proprio lavoro anche quando nessuno lo vede.
Forse il vecchio prete voleva dirmi semplicemente questo.
Prima di chiederci se un’idea funziona, dovremmo qualche volta chiederci: quanto mi costa? Che cosa cambia nella mia vita?Perché ci sono idee che rendono moltissimo e valgono pochissimo.
E ce ne sono altre che apparentemente non rendono nulla, ma tengono in piedi una vita, una famiglia, una comunità, qualche volta perfino un Paese.
«Le idee valgono non per quello che rendono, ma per quello che costano».
Dopo tanti anni, quando ripenso a quella canonica fredda, al golf sotto la talare, a quel bicchiere di vino e a quella frase lasciata cadere quasi per caso, credo di cominciare a capire che cosa quel vecchio prete volesse insegnarmi..
Roberto Donadoni
