Il viaggio del Papa in Francia che in questi giorni si svilupperà sarà non solo un incontro con il popolo francese e le sue comunità cristiane. Sarà anche un summit internazionale. Lunedì 28 settembre a Metz il Santo Padre incontrerà i leader dei 27 Paesi che formano l’Unione Europea: il luogo non è casuale: il tema dell’appuntamento, quasi un vero vertice tra i Capi di Stato, sarà “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”. Si svolgerà nella città che ha dato i natali a un grande padre del processo di cooperazione comunitaria, il politico francese Robert Schuman. Metz è terra di confine: capoluogo del dipartimento della Mosella, antico insediamento gallo-romano, contesa tra i duchi di Lorena e Lussemburgo, parte dell’impero tedesco ma con un governo indipendente, entrò gradualmente e non senza tensioni a far parte del regno di Francia, fu poi presa dai Prussiani nel 1871 e annessa nuovamente dai francesi dopo la Grande Guerra.
Dopo l’occupazione nazista e la liberazione seguita alla Seconda Guerra mondiale, Metz può definirsi uno dei simboli dell’Unione Europea: una città tra due culture e che molte volte ha cambiato volto, nella quale studiò e visse il giovane Jean-Baptiste Nicolas Robert Schuman, nato in un quartiere di Lussemburgo da padre lorenese, diventato cittadino tedesco con l’annessione prussiana, e da madre lussemburghese.
Proprio a Metz iniziò la carriera politica di Schuman entrando a far parte della classe dirigente di una Mosella tornata pienamente francese. Insieme a De Gasperi, Adenauer, Spinelli, e molti altri, è stato uno dei padri del cammino che ci ha condotti ad una Europa unita. Schuman parlava correntemente tedesco, francese e lussemburghese. Si può definire un uomo figlio di tre Stati. Ma un elemento che molti non conoscono è la sua profonda fede cattolica. Il 19 giugno del 2021 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto circa le sue virtù eroiche e l’autorizzazione a definirlo “venerabile” (il primo passo ufficiale verso la beatificazione). Come De Gasperi e Adenauer, anche Schuman è un figlio del Vangelo e della Chiesa: in una Europa lacerata dalla violenza della guerra la fede unisce, superando i nazionalismi.
Schuman è noto per un discorso tenuto a Parigi il 9 maggio 1950 conosciuto dagli studiosi dell’europeismo come “Dichiarazione Schuman”: in quel momento storico era Ministro degli Esteri per il governo francese. Dopo le devastanti conseguenze umane, sociali ed economiche della Seconda Guerra mondiale i Paesi europei non solo erano profondamente prostrati, ma anche incapaci di risollevarsi da soli. Schuman propose di unire la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio al fine di porre le basi di un sistema in cui anche altri Stati potessero accedere, non solo a scopi economici, per creare una mutua cooperazione che favorisse l’equilibrio tra i popoli.
«La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano», così esordì Schuman in quel celebre discorso. È la creatività del Vangelo, di chi sa che per realizzare grandi opere occorre iniziare da piccoli segni. È quella creatività che la Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre concretizzato in principi avvicinabili come la solidarietà e la sussidiarietà. Per il bene dell’Europa e della pace conviene tornare a questi principi e a questo metodo: cercare il bene possibile per realizzare piccoli passi, come la più sana tradizione cattolica insegna. Ci voleva il genio del cristianesimo per fare l’Unione Europea e ci vorrà ancora perché si conservi e si rinnovi e non scada in una burocrazia fredda e lontana dalla vita dei popoli.
Marco Zane
