«A Gaza la situazione resta di estrema gravità dal punto di vista umanitario. Dall’inizio del cessate il fuoco ci sono ancora episodi di violenza qua e là, ma non abbiamo a che fare con la situazione di guerra precedente. Segnali di speranza? Dalle istituzioni, in questo momento, è raro trovarne. Ma nel territorio sì». Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, intervenuto oggi, mercoledì 8 luglio, dalla Sala Tintoretto del Palazzo Patriarcale per rispondere alle domande dei giornalisti sulla delicata situazione israelo-palestinese. Dopo il saluto con le autorità civili e militari è stato accolto dal Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia. «Ci sono tante realtà territoriali della società civile, sia israeliane che palestinesi, molto vivaci, attive nel fare qualcosa. Anche religiose, prima della guerra piuttosto chiuse – ha proseguito il cardinale in tema di speranza per una pace concreta presente e futura –. Adesso siamo nella fase del “dobbiamo fare qualcosa”: semi di speranza e di desiderio di vita».
A preoccupare Pizzaballa, oggi, è soprattutto la situazione umanitaria, definita «drammatica». «Dopo il 7 ottobre 2023, fatto gravissimo che ha causato un trauma profondo nella società israeliana, la reazione è stata dura. L’80% della Striscia è stata livellata. Cibo ce n’è, non c’è la fame dei mesi scorsi. Il problema più grave – ha evidenziato il Patriarca di Gerusalemme – consiste nella mancanza totale di infrastrutture. La gente vive nelle tende, nelle fogne; la situazione igienica è complicata, c’è un’invasione di topi. Tutto questo ha un impatto importante, specie sulla popolazione infantile e femminile». Il cardinale ha posto l’accento anche sulle scuole, che mancano, e sugli ospedali: quelli funzionanti, almeno parzialmente, sono una trentina. «La situazione è di precarietà ed è diventata più difficile, ora, a livello umano. Durante la guerra si era in “modalità sopravvivenza” ma, finita la fase acuta, sono subentrate domande (cosa ne sarà di noi e come avverrà la ricostruzione?) che prima non ci si poneva, perché l’obiettivo era sopravvivere. Questo l’aspetto attuale più faticoso».
I medici parlano soprattutto di sostegno psicologico infantile. «I bambini, d’altronde, sono traumatizzati, c’è molto lavoro da fare. Anche la società israeliana lo è. Si percepisce che tutti – ha proseguito il cardinale, rispondendo alle domande con estrema disponibilità e chiarezza – si sentono minacciati nella loro sopravvivenza. Insomma, è presente un senso di sfiducia reciproco, dal punto di vista di entrambi i popoli».
Dopo l’incontro con la stampa il cardinale Pizzaballa, insieme a mons. Moraglia, ha recitato nella Basilica di San Marco la preghiera per la pace composta dallo stesso Patriarca Francesco: un momento di raccoglimento per la situazione in Terrasanta.
(Un articolo più ampio uscirà sul numero di questa settimana di Gente Veneta)


