Continua il cammino della Chiesa verso il cuore dell’Anno Liturgico che è la Pasqua del Signore. Iniziando il Santo Triduo con la Messa nella Cena del Signore, questa sera nella basilica cattedrale di San Marco, il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha voluto offrire una riflessione intensa sul significato dell’Eucaristia.
Dopo aver ricordato che la differenza cronologica tra i Vangeli sinottici e quello di Giovanni sulla data dell’Ultima Cena è una questione che, il Patriarca Francesco si è soffermato sul significato profondo del gesto di Gesù: «Non conta quando, ma che cosa Gesù ha voluto fare». La volontà di Cristo era di inserirsi nella tradizione dell’Antico Testamento per rinnovarla radicalmente.
Il Triduo Pasquale – Giovedì, Venerdì e notte di Pasqua – è stato descritto dal Patriarca come «un’unica grande giornata». Perderne l’unità significa, ha avvertito, non comprendere l’Eucaristia, che è «il dono che Gesù, vincitore della morte, fa alla sua Chiesa».
Richiamando la Lettera agli Ebrei, mons. Moraglia ha sottolineato come tutta la storia biblica converga in Cristo: «Le migliaia di parole dell’Antico Testamento si raccolgono in un’unica parola di quattro lettere: Gesù». L’Eucaristia diventa così sintesi totale della storia della salvezza e gesto supremo della misericordia divina.
Forte anche il richiamo alla società contemporanea, accusata di aver smarrito il linguaggio simbolico: «Oggi ci chiediamo solo quanto costa una cosa e come ottenerla». In questo contesto, il segno eucaristico appare svuotato, ridotto talvolta a obbligo. Il Patriarca ha quindi invitato a riscoprire il senso profondo dei sacramenti, definiti «le mani di Cristo», e a vivere l’Eucaristia non come rito esteriore ma come incontro trasformante: «Non siamo noi ad assimilare Cristo, è lui che assimila noi».
Non è mancato uno sguardo all’attualità, con un passaggio sull’intelligenza artificiale: «Ci pone davanti a una scelta: o diventiamo più uomini o ne saremo asserviti». Una sfida che, secondo Moraglia, chiama a una rinnovata conversione del cuore.
L’omelia si è conclusa con un invito a rileggere i racconti della Passione per coglierne l’unità e il senso profondo: solo così, ha ribadito, è possibile comprendere pienamente il mistero pasquale.
