Preghiera, digiuno e conversione è il trinomio che accompagna da subito le apparizioni mariane di Lourdes e che si rinnova ancora oggi nella sua attualità.
Lo sottolinea il Patriarca Francesco nell’omelia della Messa celebrata nella mattinata nel secondo giorno del pellegrinaggio annuale dell’Unitalsi triveneta.
«Il messaggio – rileva il Patriarca – è semplice e coincide con quello dell’anno giubilare: tornare a Dio. Dice la necessità della conversione e si riassume, appunto, nelle tre parole preghiera, penitenza, conversione».
Tre parole e tre azioni che rimandano subito al loro fine ultimo: «Lo scopo della preghiera è incontrare il Signore, lo scopo della penitenza è liberarci dal nostro io così invadente e risorgente per poter percorrere con passo spedito la strada che porta a Gesù. E la conversione è qualcosa di radicale, che deve segnare la vita di una persona e di una comunità: è la novità di un cambiamento».
In questo senso, rimarca mons. Moraglia, l’idea del pellegrinaggio è fondamentale, perché il pellegrinaggio è un andare verso una meta, lasciando alle spalle le cose vecchie per camminare verso la novità.
Perciò, prosegue il Patriarca Francesco nella sua meditazione, «il pellegrinaggio è un luogo spirituale e di preghiera, dove si rimane anche quando non si è fisicamente a Lourdes. Non è un caso che i capisaldi spirituali siano l’Eucaristia, la Riconciliazione, la preghiera del rosario e la penitenza».
Il messaggio che viene dalle apparizioni della Madonna, nel 1858, a Bernadette Soubirous conferma ed esplicita tutto ciò: «La Vergine – conclude il Patriarca – chiede penitenza e chiede i gesti della penitenza, quei gesti che il mondo non capisce. E infatti Bernadette sarà derisa per i gesti che compie… La penitenza diventa un modo di stare nel mondo senza essere del mondo, non giudicando le persone che sbagliano ma avendo chiaro che il male esiste e che dal male dobbiamo liberarci. La penitenza, infine, è scavare dentro di noi, oltre le acque torbide della nostra esistenza per raggiungere e incontrare più profondamente l’acqua della vita». (G.M.)
