Dopo l’agognato arrivo a Roma nel pomeriggio di lunedì 28 luglio, i giovani della diocesi di Venezia si sono sistemati presso la parrocchia di San Giuseppe Cottolengo nel quartiere di Valle Aurelia. Ad aspettarli qui c’era anche don Riccardo Redigolo, direttore della pastorale giovanile diocesana e incaricato presso il servizio nazionale per la pastorale giovanile, già da qualche giorno a Roma per contribuire ai preparativi. Ecco le sue prime impressioni su questi giorni.
Don Riccardo, come si sta preparando la Chiesa a questo Giubileo dei Giovani?
Userei due parole: innanzitutto, quella che Papa Francesco ha lasciato nell’omelia dell’ultima GMG: “todos”, per tutti. In questi giorni vediamo la mondialità che arriva, la bellezza di volti, culture e lingue diverse, la curiosità della gente che arriva per la prima volta a Roma e l’attesa della città che si prepara ad accogliere tanti giovani. C’è un’euforia che sta crescendo un po’ alla volta, come il risveglio alla mattina. La bellezza della Chiesa parte proprio da questo: che è per tutti. Ovviamente poi ognuno ha il suo percorso di fede, le sue domande, le sue fatiche e forse anche le sue ostilità: ci sono persone che vengono proprio per chiedere e porre domande nel passaggio della Porta Santa, nell’incontrare la Chiesa universale, nel vedere il volto di Dio sui propri coetanei. Vivere la propria fede a Roma, quindi, vuol dire anche confrontarsi in maniera diretta con altri giovani. Per questo, la seconda parola che userei è speranza. La speranza è una virtù che nasce dal desiderio di cercare, di confrontarsi, di chiedere aiuto e forse anche di confidarsi.
Cosa possiamo aspettarci da Papa Leone durante questo giubileo?
Papa Leone XIV è il successore di Pietro e in quello che dirà ci sarà sicuramente verità, bontà e obiettività. Naturalmente ciò sarà tradotto nella chiave di lettura di una paternità personale tutta sua, quindi declinata nel suo stile e nel suo modo. Papa Leone comunque ci sta già dicendo in maniera puntuale che l’importante non è essere qua per lui, ma siamo qui tutti quanti per guardare il buon Dio. Certo, l’affetto per Papa Francesco è tangibile, come si vede dall’afflusso dei pellegrini alla sua tomba presso la basilica di Santa Maria Maggiore, però questo non vuol dire che dobbiamo confrontarli, piuttosto è un segno che ci racconta la continuità della Chiesa.
Andrea Maurin
(Il testo completo dell’intervista è nel n. 31 di Gente Veneta, in uscita venerdì 1° agosto)
