«Viviamo questa festa del Redentore nel contesto dell’Anno giubilare e siamo invitati a guardare a Lui come porta della salvezza, all’unica nostra Speranza». Così il Patriarca Francesco, nell’omelia della Messa del Redentore, ricordava in quale contesto dovevamo collocare questa festa a noi così cara.
E ricordando il discorso con cui Gesù, secondo l’evangelista Luca, inaugurava il suo ministero nella sinagoga di Nazareth, per non correre il pericolo di ridurre la speranza ad un pio sentimento, ma piuttosto all’incontro con Gesù, ci ha invitato a compiere dei gesti, ad adottare uno stile di vita che sciolga le catene inique e spezzi ogni giogo. La Diocesi di Venezia porrà un gesto simbolico di questa liberazione, da sabato 2 a sabato 9 agosto, quando un gruppo di una decina di persone, tra cui tre detenuti, vivranno l’esperienza del pellegrinaggio a piedi per raggiungere Roma, attraversare la porta santa e fare esperienza di una “speranza che non delude”, così necessaria per nutrire e irrobustire la vita di ogni uomo e ogni donna, soprattutto quando si è privati della libertà.
In quei giorni, persone libere e persone ristrette condivideranno la fatica della strada, la condivisione dei pasti, la preghiera dei salmi e infine l’attraversamento della porta santa, segno di voler passare attraverso Cristo per entrare e uscire, come ricorda Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, per trovare una vita piena, autentica, libera. Per tutti.
Indubbiamente, un altro momento significativo sarà la sosta sulla tomba di Papa Francesco che molto si è speso per dare dignità ai detenuti, tanto da proporre «ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in se stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi». «Chiediamo a tutti i lettori di Gente Veneta – propone don Massimo Cadamuro, cappellano della casa circondariale Santa Maria Maggiore a Venezia – di sostenerci in questo cammino, con l’amicizia, la fiducia e la preghiera. E se un domani ci sarà il desiderio di condividere con noi l’eucaristia domenicale in carcere, già da ora siete i benvenuti».
