Sostituire la celebre architettura gotica trecentesca di Palazzo Ducale con un imponente edificio in stile classico: era questo il piano di un ormai maturo Andrea Palladio. Interpellato dalla Signoria veneziana insieme ad altri colleghi dopo il devastante incendio del 20 dicembre 1577 — che aveva gravemente compromesso il settore occidentale del complesso —, l’illustre architetto vicentino avanzò una proposta radicale che avrebbe potuto cambiare per sempre il volto di Venezia.
Di quel progetto non restarono disegni, ma solo una dettagliata relazione scritta conservata tra le carte dei Provveditori al restauro del Palazzo. Rimasta sepolta negli archivi fino alla sua prima pubblicazione integrale nel 1836, la visione palladiana ha infine preso forma tridimensionale grazie alla ricostruzione curata dall’architetto Antonio Foscari, già docente di Storia dell’Architettura all’Università IUAV di Venezia e tra i massimi esperti di architettura rinascimentale.

L’analisi condotta da Palladio sulle strutture gotiche era intenzionalmente severa. Come illustra Foscari, l’obiettivo dell’architetto era mostrare un quadro d’instabilità talmente critico da persuadere la Signoria che l’edificio trecentesco rischiava il crollo, mettendo a repentaglio la vita dei patrizi. Soltanto paventando un pericolo simile la Serenissima avrebbe potuto prendere in considerazione un “restauro” così drastico da ridefinire l’immagine stessa della città. A dimostrazione della concretezza della proposta, Palladio arrivò a stimare con precisione sia i tempi di esecuzione sia la copertura finanziaria necessaria. Partendo dai dettagli e dal linguaggio architettonico descritto nel testo, Foscari è riuscito a tradurre in modello fisico la visione matura dell’ultimo periodo di vita del celebre maestro.
Realizzato ed esposto per la prima volta in occasione della mostra VENETIA 1600. Nascite e rinascite nel 2021, e donato da Foscari alla Fondazione Musei Civici di Venezia, il plastico è stato presentato il 29 settembre nella Chiesetta del Doge e ha trovato collocazione permanente nella prima sala del Museo dell’Opera di Palazzo Ducale.
In questa sede, il modello dialoga direttamente con la storia costruttiva del palazzo: la stanza ospita infatti i capitelli e le colonne trecentesche originali, rimaste danneggiate proprio nel rogo del 1577 e sostituite da copie durante i restauri del 1876-1887 diretti dall’ingegnere Annibale Forcellini. La ricostruzione della visione di Palladio si trova così affiancata al modello in legno ideato dallo stesso Forcellini per studiare l’imponente sistema di impalcature necessario all’estrazione dei vecchi capitelli.
