Il documentario “Agnus Dei”, scritto e diretto da Massimiliano Camaiti, arriva nelle sale del Veneto con due appuntamenti: il 20 aprile al Cinema Giorgione di Venezia (alle ore 17, 19 e 21) e il 21 aprile al Cinema Dante di Mestre (alle ore 17, 19 e 21). L’opera, prodotta da Cinemaundici in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno di Biennale College Cinema, si inserisce in un tour nazionale che porta sul grande schermo un viaggio cinematografico all’interno del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, nel cuore di Roma. La narrazione si concentra su una tradizione secolare che lega la vita quotidiana delle monache di clausura alla figura del Pontefice, documentando un processo rituale che si ripete ogni anno con precisione immutabile.
Al centro della vicenda si trovano due agnelli appena nati. Secondo la consuetudine, a gennaio questi animali vengono ornati, benedetti e successivamente affidati alle cure di una monaca. Il film segue con rigore documentaristico le fasi dell’accudimento, mostrando come la religiosa se ne occupi quotidianamente, nutrendoli e proteggendoli. Questo legame, che assume i tratti di una dedizione costante, ha un fine istituzionale preciso: dalla lana di questi agnelli le suore trarranno il tessuto per il pallio, l’antico paramento liturgico che il Papa indosserà il 29 giugno, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo.
La struttura narrativa di “Agnus Dei” si sviluppa lungo il contrasto tra la ciclicità del rito e l’imprevisto della Storia. Durante le riprese effettuate nel 2025, la regolarità delle attività monastiche viene scossa dalla notizia della malattia e della successiva scomparsa di Papa Francesco. Il regista osserva come l’evento, pur portando commozione tra le mura del convento, non interrompa se non per poche ore il lavoro delle monache. La vita del monastero riprende secondo ritmi propri, evidenziando una dimensione temporale differente da quella esterna, dove il tempo dell’eterno sembra prevalere su quello della cronaca.
Massimiliano Camaiti, già autore del lungometraggio “Sulla stessa onda” e con una lunga esperienza come assistente alla regia per autori quali Carlo Verdone e Silvio Soldini, firma con questo titolo il suo primo documentario. La fotografia è curata da Ilya Sapeha, mentre il montaggio è affidato a Benni Atria. Il progetto ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali nel circuito festivaliero, tra cui il Prix Découverte Michel Mitrani come Migliore Opera Prima al Fipadoc di Biarritz e il Doc/it Professional Award come miglior documentario dell’anno. L’opera è stata inoltre inclusa nelle shortlist per i Premi David di Donatello e i Nastri d’Argento 2026.
La distribuzione è gestita da Kinèa Distribuzioni, società focalizzata sulla valorizzazione del cinema del reale, mentre le vendite internazionali sono affidate a True Colours. Il film rappresenta uno degli esiti del percorso formativo e produttivo di Biennale College Cinema, confermando l’interesse per opere che esplorano linguaggi cinematografici essenziali. Attraverso l’osservazione dei gesti minimi e del silenzio, il documentario restituisce un resoconto oggettivo di una realtà spesso inaccessibile, dove la cura degli animali e la tessitura dei paramenti diventano il fulcro di un’esistenza dedicata alla conservazione di una memoria storica e religiosa.
