Di fronte alla sfida globale della sostenibilità, Venezia sceglie di non essere solo una “cartolina” da proteggere, ma un laboratorio vivente di innovazione. La Venice Sustainability Foundation (VSF), nata nel 2022 e oggi forte di 45 soci, ha presentato la nuova ricerca “Venezia città circolare”. Lo studio, curato da Silvia Oliva e Anna D’Este (VSF) insieme a Federico Colombara ed Eleonora Tieri di Boston Consulting Group (BCG), delinea una visione ambiziosa: trasformare la città lagunare in un modello globale dove i visitatori smettono di essere “consumatori” per diventare “ambasciatori” del territorio.
Oltre la visita: il turista attivo
Con oltre 9,4 milioni di presenze registrate nel 2024 nella sola Venezia Storica, la gestione dei flussi è il tema centrale. La scommessa di VSF è il coinvolgimento attivo: «Nella città circolare i visitatori scelgono alloggi sostenibili, partecipano a esperienze che riducono l’impatto ambientale e supportano l’economia locale», spiega Alessandro Costa, Direttore Generale di VSF. L’esempio arriva da Amsterdam, dove le politiche turistiche limitano già i negozi di souvenir seriali per promuovere l’artigianato autentico e scelte responsabili.
Primato nel riciclo: Venezia batte l’Europa
Se la visione è rivolta al futuro, le basi sono già solide. La Città Metropolitana di Venezia si conferma capitale del turismo anche nella gestione dei rifiuti. Nel 2024, il gruppo Veritas ha raccolto oltre 543mila tonnellate di rifiuti: il 95% di questi è tracciato e certificato da enti terzi, un’eccellenza nazionale. Nonostante l’enorme pressione antropica (40 milioni di presenze annue nell’intero territorio), la differenziata ha raggiunto il 72,21%, superando ampiamente gli obiettivi UE fissati per il 2030. Carta, legno, metalli e vetro registrano tassi di recupero altissimi, dimostrando che il sistema di gestione veneziano è già “scuola” per il resto del Paese.
Un modello globale a misura d’uomo
L’obiettivo di VSF è rendere Venezia un riferimento per la qualità della vita urbana. «Puntiamo a un ecosistema fondato sulle 4R: Ridurre, Riutilizzare, Riparare, Riciclare», sottolinea Silvia Oliva, coautrice della ricerca. Questa visione non riguarda solo i rifiuti, ma l’intero tessuto cittadino: dall’uso di polimeri riciclati nell’industria alla produzione di energia da fonti rinnovabili, fino a servizi pratici come il noleggio di beni a uso sporadico (stivali per l’acqua alta o passeggini) per ridurre gli sprechi e l’ingombro dei trasporti.
L’analisi internazionale: Venezia tra le “Grandi”
Lo studio ha confrontato Venezia con altre 20 realtà mondiali, da Singapore a Parigi, da Copenaghen a Seattle. Sebbene l’Italia sia leader europeo per tasso di utilizzo circolare di materia (20,8% contro una media UE dell’11,8%), città come Copenaghen e Amsterdam eccellono per l’approccio olistico all’edilizia e all’urbanistica. Venezia si posiziona bene per la gestione dei flussi e delle risorse, ma la sfida ora è l’integrazione: «Le strategie integrate possono trasformare la pressione del turismo di massa in valore condiviso», commenta Eleonora Tieri di BCG.
Incentivi e comunità: il futuro è premiante
Il progetto prevede anche sistemi di incentivi premianti per chi adotta comportamenti virtuosi, come l’accesso agevolato a servizi culturali per i turisti che scelgono trasporti a basso impatto. In questa “Venezia Circolare”, la manutenzione degli spazi pubblici e il volontariato diventano ponti tra residenti e visitatori, ricucendo quel senso di comunità necessario per proteggere un patrimonio unico al mondo. Una sfida complessa, ma necessaria, per garantire che la bellezza della Laguna rimanga una risorsa e non diventi un limite.
