A Venezia, città storicamente crocevia di popoli e culture, la questione dell’integrazione linguistica degli stranieri assume oggi un valore sempre più centrale. I dati demografici parlano con chiarezza: i residenti di origine straniera nel Comune sono passati dai 3.700 del 2000, pari al 2,5% della popolazione, ai 43.255 del 2025, raggiungendo il 17%. In alcune aree urbane, come Marghera e Mestre centro, l’incidenza è ancora più significativa, arrivando rispettivamente al 29% e al 28%, con una crescita del 900% e del 700% rispetto al 2002.
In questo contesto, l’impegno delle Acli veneziane si inserisce in una visione più ampia e consolidata: “contribuire ad una società più equa, inclusiva e democratica, in cui sia garantito lo sviluppo integrale di ogni persona”. Un obiettivo che, come sottolinea Giovanni Costantini, responsabile della segreteria delle Acli provinciali di Venezia, trova una declinazione concreta proprio nell’organizzazione dei corsi di lingua italiana per stranieri.
“A Venezia uno degli ambiti di impegno della nostra associazione è, inevitabilmente, l’organizzazione di corsi di italiano per stranieri. ‘Inevitabilmente’ anche solo guardando ai dati demografici”, spiega Costantini. La crescita della popolazione straniera rende infatti sempre più urgente la costruzione di percorsi di integrazione efficaci. E, come evidenzia lo stesso Costantini, “tali percorsi non possono prescindere dalla conoscenza della lingua italiana, senza la quale ogni idea di inclusione resta inevitabilmente sulla carta”.
Proprio da questa consapevolezza nasce, nel 2017, l’esperienza dei corsi ACLI, avviata con 11 partecipanti e insegnanti volontari. Da allora, il progetto è cresciuto in modo costante, fino a diventare uno dei principali punti di riferimento sul territorio. Nel 2025 sono stati coinvolti complessivamente 950 alunni, grazie all’impegno di una quindicina di insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come L2.
L’offerta formativa si articola in modo strutturato. Da un lato vi sono i corsi organizzati direttamente dalle Acli, in presenza presso la sede di Marghera o online: nel 2025 sono stati 40, per un totale di 380 partecipanti. Dall’altro, i corsi affidati da enti esterni – tra cui il Comune di Venezia, scuole e comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati – che rispondono a esigenze specifiche e si rivolgono a target mirati, come donne, adolescenti o minori neoarrivati.
“I corsi affidati si rivolgono a target specifici, mentre i ‘nostri’ corsi accolgono allievi di qualsiasi provenienza, accumunati solo dallo specifico livello di partenza della lingua”, sottolinea Costantini.
Uno degli aspetti più significativi riguarda la varietà delle provenienze. “La comunità più presente è quella del Bangladesh, soprattutto per i corsi commissionati. Ma in questi anni abbiamo accolto studenti provenienti da 91 diverse nazioni, dalla Mongolia agli Stati Uniti passando per Uzbekistan, Guatemala, tutto il Sud America e gran parte dell’Africa”. Un mosaico che riflette da un lato la trasformazione demografica della città e dall’altro il suo spirito cosmopolita. “Così ai corsi nella nostra sede capita che accanto alla donna del Bangladesh sieda il cittadino statunitense che ha appena comprato casa a Venezia e vuole imparare l’italiano o lo studente iraniano iscritto a Ca’ Foscari o allo IUAV”.
Nel tempo, l’offerta si è arricchita anche di attività collaterali, pensate per favorire una reale integrazione nel tessuto sociale e culturale. “Negli anni abbiamo arricchito i corsi con altre esperienze, sempre in un’ottica di promuovere l’integrazione con il territorio, i suoi servizi, la sua cultura”, spiega Costantini, citando le collaborazioni con l’Ulss – ad esempio per incontri sulla salute materno-infantile – e con importanti istituzioni museali cittadine.
Un ulteriore tassello è rappresentato dalle certificazioni linguistiche. Grazie alla convenzione tra il Patronato ACLI e l’Università per Stranieri di Siena, nel 2025 sono state organizzate sei sessioni d’esame, per un totale di 807 candidati, anche provenienti da fuori provincia, impegnati nelle prove necessarie per ottenere certificazioni utili ai fini della cittadinanza o del permesso di soggiorno di lungo periodo.
Accanto ai risultati quantitativi, emergono anche quelli qualitativi, spesso raccontati attraverso episodi significativi. Come “la ragazza russa che, alcune settimane dopo aver completato il corso, invia un vocale Whatsapp alle nostre insegnanti dalla stazione ferroviaria, ringraziandole in lacrime perché per la prima volta riusciva a comprendere quello che veniva annunciato tramite i megafoni”. O ancora l’episodio di integrazione spontanea tra studenti di diverse nazionalità: “Durante i corsi organizziamo sempre dei momenti di conversazione […] In uno dei corsi una delle coppie era composta da un ragazzo macedone e da uno iraniano. Dopo un po’ l’insegnante li trova a parlare amabilmente… in tedesco”.
Guardando al futuro, uno dei principali ambiti di sviluppo riguarda il legame tra lingua e lavoro. “Uno dei focus su cui ci stiamo concentrando è quello dell’italiano per il lavoro, fedeli al nostro essere un’associazione di lavoratori”, afferma Costantini, evidenziando come la scarsa conoscenza della lingua possa contribuire a forme di ghettizzazione nei contesti lavorativi.
Stefano Nava
