Una situazione grave e complessa: il torace della paziente, una donna senza precedenti patologie, era stato invaso da una massa tumorale, che già aggrediva lo spazio toracico con i grossi vasi contenuti, come la vena cava superiore e il pericardio, oltre ad insinuarsi dentro l’atrio destro del cuore. Con un intervento congiunto e molto complesso le due équipe di Chirurgia toracica e di Cardiochirurgia dell’Ospedele dell’Angelo di Mestre sono riuscite, nei giorni scorsi, ad asportare il tumore, a fermarne la diffusione e a riportare la paziente ad una situazione di vita pressoché normale.
“Avevamo purtroppo l’evidenza – spiega il Primario di Chirurgia toracica, Cristiano Breda – di una massa ormai diffusasi nel mediastino anteriore della paziente, nello spazio cioè localizzato sopra il cuore e i grossi vasi toracici. La massa, di 6 centimetri, provocava ormai dolori toracici localizzati. La valutazione effettuata nel Gruppo Oncologico Multidisciplinare aziendale per le malattie toraco-polmonari, ha portato ai necessari esami di approfondimento. L’angiografia toracica e gli accertamenti eseguiti con la PET/TC confermavano la presenza della massa tumorale, unica ma, purtroppo, con carattere infiltrativi loco-regionali: si evidenziava una trombosi completa della vena cava superiore; e ciò che rendeva la situazione ancor più grave e difficile da affrontare era la prosecuzione del trombo dentro l’atrio destro del cuore”.
I chirughi dell’équipe di Breda hanno compiuto subito un primo intervento mininvasivo videotoracoscopico, per appurare la diagnosi precisa della massa; ma anche questo primo intervento ha fornito indicazioni preoccupanti: la massa che invadeva il mediastino era un tumore, considerato raro, della ghiandola timica, situata nel torace.
“C’era la necessità – continua Breda – di intervenire per via chirurgica, per procedere all’asportazione del tumore, che era infiltrante, e alla rimozione del voluminoso trombo neoplastico. Il quale, però, oltre ad aver aggredito la vena cava superiore, che entra nel cuore, arrivava anche dentro l’atrio destro del cuore. Alla nostra équipe di Chirurgia toracica si è affiancata quindi quella di Cardiochirurgia, diretta dal Primario Domenico Mangino per un intervento chirurgico in combinata”.
Il cuore della paziente è stato “fermato” per la durata del lungo intervento: “È stato necessario – spiega il primario Mangino – attivare sulla paziente la circolazione extracorporea, cioè quella particolare tecnica per cui una macchina si sostituisce al cuore e ai polmoni e ne svolge temporaneamente le funzioni, mantenendo in vita la paziente. E così, in regime di cardioplegia, cioè di arresto completo della funzione del cuore, è stata mantenuta la funzione vitale di ossigenazione del sangue, mentre veniva eseguito il complicato intervento chirurgico. Con l’operazione, durata più di quattro ore, siamo stati in grado asportare il tumore che infiltrava il pericardio, il sottile organo membranoso che ricopre il cuore, liberando dal trombo neoplastico anche la vena cava superiore, a andando a rimuovere ogni residuo tumorale anche dal cuore stesso, il cui atrio atrio destro era già attaccato”. Tutti gli organi vitali di quest’area delicatissima sono stati preservati da lesioni operatorie; l’intervento tempestivo e risolutivo ha impedito che il tumore si trasformasse in una estesa metastasi.
Possono sorprendere i non addetti ai lavori le modalità con cui la paziente è stata condotta nel postoperatorio: “Accolta in terapia intensiva cardiochirurgica – conclude il Primario Breda – è stata risvegliata senza complicazioni il giorno successivo, e dimessa regolarmente dopo meno di una settimana. Sette giorni dopo un intervento di altissima complessità, era a casa e conduceva già una vita regolare. A completamento del trattamento chirurgico sta ultimando la sua cura con alcuni cicli di chemioterapia in regime di day hospital”.
