Sabato 13 dicembre, prima alla stazione di Mestre e poi a quella di Venezia, dal treno è sceso un passeggero insolito: la lanterna che porta la fiamma di Betlemme, accesa presso la grotta della natività. Ad accogliere la Luce della Pace da Betlemme, in entrambe le stazioni, c’erano le rappresentanze di molti gruppi scout della diocesi veneziana, che hanno acceso le proprie lanterne da quella di Betlemme, per poter diffondere la fiamma nelle parrocchie delle isole e della terraferma.
Due i punti principali di “snodo”: a Castello, da cui poi è partita la diffusione in tutta Venezia, e a Mestre presso la chiesa di San Paolo Apostolo, dove la luce è arrivata sabato mattina accompagnata da un pellegrinaggio.
Nel corso della giornata la fiamma ha raggiunto, oltre a chiese, patronati e canoniche, la scuola militare Morosini, il carcere femminile della Giudecca, e la mensa-dormitorio Papa Francesco della Caritas (nella foto) a Marghera.
Un gesto di pace e di speranza, che da più di 40 anni si ripete per iniziativa dell’associazione di beneficenza austriaca “Lichts in Dunkel” – Luce nel Buio. Ogni anno l’associazione, in cooperazione con gli Scout cattolici viennesi, invia un bambino in Terra Santa che poi, in aereo, in treno e anche in bicicletta, porta in Europa la luce di Natale, accompagnando al contempo il passaggio della luce con una raccolta di offerte spontanee, con cui aiutare bambini invalidi, emarginati sociali, stranieri bisognosi e profughi. Dall’Austria l’iniziativa è approdata poi anche in Italia e a Venezia: quest’anno gli Scout hanno scelto di renderla un gesto concreto proponendo una riflessione sul tema della pace, in particolare della pace in Terra Santa, da cui la luce proviene. “Dona pensieri di pace” è infatti il motto per il Natale 2025, e per gli Scout veneziani ha rappresentato l’occasione per proporre alla comunità un incontro di preghiera e confronto sulla pace, come nel caso del gruppo Agesci Mestre 2, della parrocchia di Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo. Qui la luce è arrivata in chiesa – racconta Chiara Favaretto, capo scout e animatrice del gruppo giovani parrocchiale – accolta dai giovani e dagli scout della parrocchia. Il suo arrivo ha comportato, inoltre, lo spegnimento di tutte le candele della chiesa, compresa la lampada del Santissimo, per poterle conseguentemente riaccendere a partire dalla fiamma di Betlemme. «Quest’anno, come gruppo scout, ci siamo interrogati su come vivere in modo comunitario l’esperienza della Luce di Betlemme. Durante l’incontro – racconta Chiara – abbiamo letto alcune storie di persone che hanno scelto di avere coraggio per realizzare la pace, proponendo poi ai ragazzi di prendersi un impegno piccolo, ma a lungo termine, con cui portare la pace nella propria realtà quotidiana». Nel riflettere infine sul significato di questo momento, Chiara aggiunge: «L’obiettivo è quello di non dimenticare la Terra Santa. Oggi se ne parla tanto sui media, ma spesso ci dimentichiamo, nella nostra quotidianità, che lì si sta combattendo una guerra. Avere un segno come la Luce di Betlemme, invece, ci aiuta a riflettere assieme ai ragazzi. Anche poter rinnovare la fiamma della lampada del Santissimo è stato un gesto molto efficace, ci ha ricordato dove tutto è nato».
Andrea Maurin

