Trentacinque anni alla guida della Cappella di San Marco, una produzione musicale che ha influenzato la scuola veneziana del Cinquecento e allievi destinati a diventare protagonisti della musica europea. La figura di Adrian Willaert (1490-1562), tra i più importanti compositori del suo tempo, torna al centro di un progetto di studio e riscoperta che si conclude giovedì 5 novembre con un concerto all’Auditorium Lo Squero, sull’Isola di San Giorgio Maggiore. L’appuntamento, organizzato nell’ambito dei Seminari di Musica Antica della Fondazione Giorgio Cini, è alle 18.
Il concerto chiude un ciclo di masterclass e conferenze al quale hanno partecipato sette musicisti, cinque cantanti e due strumentisti, selezionati attraverso un bando internazionale e provenienti da Svizzera, Francia, Germania, Italia e Spagna. A guidarli è stato il baritono svizzero-argentino Lisandro Abadie, docente alla Schola Cantorum di Basilea, con la collaborazione della musicologa Katelijne Schiltz dell’Università di Regensburg.
Il programma propone un percorso attraverso alcune delle opere più significative di Willaert: i madrigali della raccolta Musica nova, le messe Mente tota e Mittit ad Virginem e una selezione di testi poetici di Francesco Petrarca. Il confronto tra queste composizioni permette di seguire l’evoluzione dello stile del musicista nell’arco di una carriera particolarmente lunga.
I madrigali della Musica nova, pubblicata a Venezia nel 1559 ma già circolante in forma manoscritta dagli anni Quaranta, mettono in musica i sonetti del Canzoniere. La loro particolarità è l’attenzione al rapporto tra poesia e musica: la costruzione delle voci, i ritmi e le melodie seguono da vicino la struttura e la prosodia dei testi.
Diverso è il confronto tra i due Kyrie delle messe, composti a distanza di quasi mezzo secolo. Nel primo, Mente tota, quattro voci ripetono la stessa melodia secondo precise regole canoniche, mentre altre due intervengono con parti libere. Nel secondo, Mittit ad Virginem, le sei voci acquistano maggiore autonomia e si scambiano motivi e variazioni, dando vita a una trama polifonica più articolata.
«Lo scarto stilistico tra i due Kyrie è quasi come quello tra Ockeghem e Lasso», osserva Pedro Memelsdorff, direttore dei Seminari di Musica Antica. Il confronto consente anche di approfondire la fortuna della poesia petrarchesca nella musica del Cinquecento e il rapporto con le nuove teorie sull’espressività musicale.
Musicista fiammingo, Willaert arrivò a Venezia nel 1527 e rimase alla guida della Cappella marciana fino alla morte, nel 1562. A lui è attribuito un ruolo determinante nello sviluppo della scuola veneziana e nella riorganizzazione della Cappella. Tra i suoi allievi figurano compositori e teorici come Cipriano de Rore e Gioseffo Zarlino, che gli succedettero nell’incarico a San Marco.
Il seminario rientra nel programma di iniziative che la Fondazione Giorgio Cini dedica al tema della longevità, affrontato questa volta attraverso la lunga carriera di un musicista che ha attraversato e trasformato diverse stagioni della musica europea.
