Non possiamo permetterci di ignorare l’importanza, sia sul piano politico che ecclesiale, del discorso di Papa Leone XIV pronunciato nella mattina di ieri, venerdì 25 settembre, all’Eliseo, alla presenza del Presidente Macron, del corpo diplomatico accreditato presso il governo francese e dei più importanti politici e ministri della “République”.
Insidie della tecnica, tentazioni scientiste. Dinanzi a quel Presidente che ha fatto della battaglia per l’aborto in Costituzione un baluardo della sua azione politica, il Papa non ha mancato di richiamare i mali della maternità surrogata e dell’eutanasia. Ha messo poi in guardia dai rischi della tecno-scienza: «Vi è oggi la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze. Il rischio è spesso quello di cadere nell’illusione. Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente. A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle».
Dignità della persona. Il cuore di tutto, per il Santo Padre, è «l’immensa dignità di ogni persona, una dignità che rimane intatta anche nelle circostanze più vulnerabili, fino alla morte stessa. Sì, l’essere umano è certamente colui che nasce, ma è pure colui che muore. La nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita».
Una rinnovata fraternità. Ha poi ricordato il ruolo che «numerose istituzioni cattoliche in cui gli operatori sanitari accompagnano i fratelli e le sorelle resi fragili dalla sofferenza. Le loro testimonianze di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano».
Radici cristiane, laicità terrena. «La vera laicità non esclude la dimensione religiosa», ecco il vertice politico del discorso nella patria della più fredda “laïcité”: è compito dei cristinai – per il Papa – custodire «anche l’espressione della giusta laicità della città terrena». Il cattolico coinvolto «nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa». Un Paese «dalle ricche radici cristiane» come la Francia deve difendere la libertà religiosa e di educazione, ha sottolineato il Pontefice: «Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita».
La Francia cristiana. In un Paese che negli ultimi anni sta registrando, come confermano i dati ufficiali della Conferenza Episcopale francese, un aumento di conversioni al cattolicesimo, Leone ha ricordato che «dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. È così che nella Francia del XVI secolo fiorì l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana».
La pace e la Terra Santa. Il tema della pace è stato ripreso, pensando all’attualità, e al ruolo che più volte nella sua storia la Francia ha svolto in favore dei cristiani d’Oriente. Il Santo Padre ha rammentato il contesto delicato della Terra Santa: «Ma come evocare questa regione del mondo, dove duemila anni fa è nato il Principe della Pace, senza pensare anche a tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra? Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio. La gravità di queste situazioni deve interpellare e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento. È riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civiltà dell’amore nel cuore del nostro mondo, diventato così complesso e interdipendente».
