Dopo 12 anni di servizio nelle parrocchie San Giovanni Bosco di Ponte Crepaldo e Gesù Buon Pastore di Valcasoni, domenica 27 settembre alle ore 10,30 don Massimiliano Callegari saluta i fedeli con una Santa Messa nella chiesa di Ponte Crepaldo e un momento conviviale aperto a tutti alla fine della celebrazione. Domenica 25 ottobre il sacerdote farà infatti l’ingresso a Borbiago e a Marano Veneziano in seguito alla nomina a parroco da parte del Patriarca Francesco.
Arrivato nelle due frazioni nel 2014 dopo l’improvvisa morte di don Piero Lucchetta, don Massimiliano ha sempre creduto nei valori del dialogo e dell’ascolto.
Don Massimiliano, come sta vivendo questo passaggio?
Porto le due parrocchie nel cuore perché sono di fatto le prime parrocchie che ho guidato nella mia esperienza di sacerdote. Dodici anni fa, esattamente il 1° novembre del 2014, entravo infatti qui come parroco. Prima sono stato cappellano a Trevignao, Eraclea, Jesolo Paese. La mia parrocchia d’origine è San Michele Arcangelo di Quarto d’Altino, dove è nata la mia vocazione.
Cosa ricorda con più gioia degli anni trascorsi qui?
Ricordo di aver sentito vivo il desiderio delle comunità di essere presenti alla visita pastorale del Patriarca, che ha sostato nelle parrocchie di Eraclea nel 2024. Sono stati momenti molto forti, dove ho percepito e visto il desiderio delle persone di essere presenti come parrocchie, di raccontarsi senza nascondere le difficoltà e le preoccupazioni, le cose belle e le gioie. È stato un momento in cui ho sentito che la comunità c’era ed era viva e presente. Anche nei progetti le persone dicevano sempre: «Don tu non preoccuparti, noi siamo qui».
Appena arrivato, aveva avuto delle difficoltà ad inserirsi?
Mah, tutti mi dicono che con il carattere che ho posso andare dappertutto. Sicuramente appena arrivato, serve un momento per capire come muoversi, anche concretamente, da dove si trova la toppa per girare la chiave ed entrare a come funziona tutto. Per quanto riguarda le persone non ci sono stati difficoltà: qui le persone sono buone. Questa è una cosa bella perché si instaura un rapporto di schiettezza e sincerità. Si sente che ci tengono ai sacerdoti.
Come descriverebbe la collaborazione con le altre parrocchie del Vicariato?
Qui a Eraclea siamo un’unica collaborazione di sette parrocchie. In questi anni è stato fatto un buon lavoro, da parte dei parroci e del responsabile don Davide Carraro; c’è stata tanta tenacia a non demordere, soprattutto nei momenti di difficoltà. Sicuramente tanto cammino c’è ancora da fare, alcune cose sono state fatte, altre si stanno facendo. Anche il fatto che la denominazione collaborazione sia entrata nel cuore delle persone è importante: delinea il lavoro presente e quello futuro. Le parrocchie devono essere aiutate a collaborare assieme per gradi.
Sa già cosa la aspetta ora a Borbiago e a Marano Veneziano?
Il 21 aprile scorso ho ricevuto la chiamata del Patriarca. Da quel momento ho avuto occasione di avvicinarmi alle parrocchie, partecipando ad alcune serate con i gruppi parrocchiali; ho fatto un giorno in montagna con i ragazzi della parrocchia di Borbiago. Poi don Lucio a Marano e don Giovanni e don Cristiano a Borbiago mi stanno dando indicazioni. Tra l’altro qui ci sono già stato: ho fatto l’anno del diaconato, quindi venivo il sabato e la domenica, ma ormai è una storia di quasi venticinque anni fa. Mi inserirò ora in una storia che già c’è, portando la mia testimonianza di fede, di preghiera e di uomo di Dio.
Quali sono i suoi sentimenti in questi giorni?
Vado comunque con tanta serenità, con il cuore aperto e libero. Mi dispiace lasciare il rapporto che ho instaurato con le persone qui, ma quando diventi prete metti la tua vita nelle mani di Cristo. Gesù nel Vangelo dice “vai a lavorare nella mia vigna”. Mi è stato chiesto di andare a lavorare la porzione della vigna che per 12 anni sono stati Valcasoni e Ponte Crepaldo. Adesso mi viene chiesto di lavorare un altro pezzo della vigna del Signore che si chiama Marano Veneziano e Borbiago. Quel sì detto che ogni giorno prende forma e si concretizza, è la storia della mia vocazione che continua a prendere forma e vitalità, che continua a crescere e a stupirti. Nutro un senso profondo di gratitudine verso le due parrocchie e le comunità che ho guidato in questi dodici anni: qui ho imparato a fare il parroco. Con loro sono cresciuto anche io, mi hanno aiutato a cambiare il mio punto di vista. Il prete passa, ma la comunità resta. La missione del parroco è quella di inserirsi, capire come funziona la comunità, perché non è tua, ma del Signore e la fede è il dono che mette nel cuore degli uomini; il prete è chiamato a far crescere e custodire tale dono.
Agata Lucchetta
